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La Regione Veneto ha avviato il monitoraggio dei precursori dei Pfas. Un passo molto importante per accertare la reale situazione della contaminazione. Poche settimane fa l'agenzia dell'Unione Europea ECHA aveva quantificato in migliaia di tonnellate le sostanze usate da centinaia di industrie negli ultimi decenni in Veneto.

Sono dimensioni infinitamente più grandi di quanto si fosse pensato finora. Queste sostanze fino ad oggi non sono state misurate negli scarichi industriali perché non sono ancora PFAS quando escono dal tubo ma lo diventano a contatto con l'ambiente.

Questo spiega l'inquinamento e la distribuzione degli inquinanti che è più elevata in prossimità degli scarichi Arica, attuali e precedenti, e come si siano potute creare concentrazioni così elevate in una falda tanto estesa.

Lo scorso anno in Veneto sono stati scaricati PFOA, PFOS e precursori per oltre 200 tonnellate. Sostanze che Miteni non produce più da anni o che non ha mai nemmeno prodotto. I polimeri hanno creato quella che l'Istituto superiore di sanità ha definito già nel 2013 una "riserva ambientale" che produce PFAS e che nasce da polimeri usati dalle industrie. Centinaia di aziende, ecco perché ci sono concentrazioni così elevate.

Scriveva già nel 2013 l'Istituto superiore di sanità sulla sua rivista:
"L'ampia produzione di sostanze fluorurate in forma polimerica o come alcool fluorotelomerici, poliesteri o polieteri, sta determinando la progressiva formazione di una riserva ambientale, da cui possono generare quali prodotti di degradazione le sostanze perfluoroalchiliche. Queste si trasferiscono alle catene trofiche e, in ultimo, all’essere umano, soprattutto attraverso la via alimentare". 

La rivista originale la si può vedere qui: http://old.iss.it/binary/publ/cont/ONLINEmarzo2013.pdf

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