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Di seguito si pubblicano in ordine cronologico le ultime agenzie relative alla questione Plasmaferesi. In alto la più recente.

 

FONTE ANSA 18-12

LA REGIONE VENETO SOSPENDE LE PRATICHE DI PLASMAFERESI IN ATTESA DI DIRETTIVE E CHIAREZZA DAL MINISTERO DELLA SALUTE

La Regione Veneto chiede al Ministro Lorenzin di fare urgentemente chiarezza sul problema della plasmaferesi, dopo lo scontro nato dalla bocciatura del dicastero all'impiego di questa metodologia in Veneto su pazienti contaminati da inquinanti Pfas.  L'assessore alla sanita', Luca Coletto, ha scritto una lettera al ministro, sottolineando che le sue affermazioni "oltre a creare un problema di comunicazione nei confronti dei soggetti interessati dal bioaccumulo di sostanze tossiche in oggetto, ha fatto sorgere dubbi anche rispetto al decreto ministeriale del 2 novembre 2015, contenente le 'disposizioni relative ai requisiti di qualita' e sicurezza del sangue e degli emocomponenti', che prevede l'utilizzo della plasmaferesi". "Infatti, in quest'ultimo caso - afferma Coletto -, potrebbero aprirsi profili di problematicita' per i centri trasfusionali e, in generale, per l'approvvigionamento di sangue.  Alla luce di quanto detto, si resta in attesa di ricevere chiarimenti sul tema, supportati da documentazione scientifica". [...] Coletto conclude:"Poiche' tale procedura - scrive ancora Coletto - e' stata da voi definita inutile e fortemente sconsigliata, si e' provveduto a sospenderne l'offerta alla popolazione target che, volontariamente, ne ha fatto richiesta, in attesa di ricevere la documentazione che supporti scientificamente quanto affermato.

 

 

PLASMAFERESI:PROCEDURA CON POTENZIALI RISCHI E NON UTILE ALLA DISINTOSSICAZIONE DA SOSTANZE CHIMICHE

Le più recenti linee guida sull'impiego dell'aferesi terapeutica, si legge nel documento, riportano un totale di 179 potenziali indicazioni cliniche delle procedure di aferesi terapeutica con differenti gradi di evidenza scientifica e forza di raccomandazione e non includono specificamente la rimozione dei contaminanti tra le indicazioni all'uso della plasmaferesi terapuetica basate su consolidate evidenze scientifiche, "In particolare - spiega il presidente Simti Pierluigi Berti - all'utilizzo di protocolli su procedure di scambio plasmatico terapeutico, in caso di avvelenamento da sostanze chimiche o da farmaci è attribuito un livello di evidenza molto basso. E' il caso di sottolineare inoltre come la procedura di scambio plasmatico terapeutico sia una procedura non esente da potenziali effetti collaterali, soprattutto se paragonata alla donazione mediante aferesi produttiva, anche in considerazione del diverso volume di plasma raccolto, che può raggiungere o superare l'intero volume di plasma del paziente ed è di almeno 4-5 volte superiore al volume di plasma 'donato' dai donatori in una singola procedura di donazione".

 

FONTE AGENZIA ANSA 17 -12

NON CREIAMO CONFUSIONE TRA PLASMAFERESI TERAPEUTICA E DONAZIONE DI PLASMA

E' improprio paragonare l'uso della plasmaferesi per la donazione di plasma con quella che invece è stata utilizzata in Veneto per rimuovere la contaminazione da Pfas nel sangue. Lo affermano in un comunicato stampa congiunto il Centro Nazionale Sangue, l'Istituto superiore della Sanità, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e le associazioni di donatori che ribadiscono che "non ci sono valide evidenze scientifiche a supporto ella modalità scelta dai sanitari veneti" e che la procedura "non è esente da rischi". "Plasmaferesi terapeutica e donazione di plasma mediante aferesi hanno finalità e modalità tecniche di esecuzione totalmente diverse - sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS- e quindi non sono raffrontabili".

FONTE AGI 15 -12

I NAS REQUISISCONO DOCUMENTI PFAS IN REGIONE VENETO

I carabinieri in data 15 dicembre si sono presentati negli uffici della Regione Veneto per acquisire documentazione e atti sulla vicenda Pfas e plasmaferesi. L'acquisizione di documenti è conseguente alla polemica che ha visto il ministro della Salute Lorenzin bocciare il trattamento di plasmaferesi per ridurre la presenza di pfas nel sangue, "Siamo sorpresi ha spigato il direttore general della Sanità regionale Domenico Mantoan che proprio in quel momento stava tenenedo una conferenza stampa a Padova sulla questione - perché tutto quanto riguarda la vicenda Pfas è stato via via reso noto con tempestività e trasparenza, inviato alle istituzioni competenti e alla magistratura e pubblicato sul sito web della Regione. Non occorreva scomodare i Nas, bastava ci chiedessero e avremmo inviato tutto senza alcun problema". Il direttore ha poi aggiunto che nonostante "le solidissime basi scientifiche attendiamo il confronto con quelle del ministero e a oggi sospendiamo la pratica in segno distensivo".

 

FONTE ADNKRONOS SALUTE 13-12

PFAS: LORENZIN, PLASMAFERESI SENZA PROVE DI EFFICACIA E INVASIVA

"Non risultano evidenze scientifiche né specifiche raccomandazioni in ordine alla possibilità di rimuovere i Pfas attraverso l'uso della plasmaferesi. Anzi, le più recenti linee guida in materia non includono detti contaminanti tra gli agenti inquinanti che possono essere rimossi con tale tecnica. Il ministero della Salute e l'Istituto superiore di sanità non sono mai stai formalmente interessati dalla Regione Veneto circa l'utilizzo di questa terapia".

Lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, rispondendo a un'interrogazione durante il question time alla Camera sull'esistenza di linee guida o evidenze medico-scientifiche sull'efficacia di questa procedura. "Il ricorso alla plasmaferesi - ha puntualizzato Lorenzin - è fortemente sconsigliato proprio in quelle situazioni, particolari e rare, ed è questo il caso dell'inquinamento da Pfas e Pfoa presente nella sola Regione Veneto, in cui si registra una specifica tipologia di inquinamento ambientale.

Per tali ragioni, e in considerazione anche del fatto che la plasmaferesi è una terapia fortemente invasiva - ha sottolineato - la Regione prima di sottoporre le persone a tale trattamento avrebbe dovuto procedere a una preventiva sperimentazione. In particolare nei confronti dei bambini e degli adolescenti, maggiormente esposti a possibili conseguenze dannose per la salute. Ho chiesto maggiori e più dettagliate informazioni in merito, al fine di poter valutare l'azione di una iniziativa volta a tutelare la salute dei cittadini veneti", ha concluso il ministro.

La Regione Veneto lo scorso giugno ha dato via ad un progetto di utilizzo di questa procedura - che permette la separazione della componente liquida del sangue (il plasma) da quella cellulare - per accertare l'incidenza dei Pfas (acido perfluoro-ottanoico) sulla salute degli abitanti di un'area di 180 chilometri quadrati, popolata da oltre 300 mila persone e ritenuta maggiormente contaminata da questi agenti inquinanti.

 

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