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Miteni: A.D. Nardone risponde su Il Mattino di Padova

Antonio Nardone Miteni risponde a Il Mattino di Padova

Antonio Nardone, A.D. di Miteni, ha rilasciato un'intervista chiarificatrice a Il Mattino di Padova, rispondendo a quanto affermato di recente dai due consiglieri M5S Jacopo Berti e Manuel Brusco che hanno proposto alla Regione Veneto di applicare la direttiva votata in Consiglio regionale che sollecita la chiusura della fabbrica chimica. 

 «Miteni non è una fonte d’inquinamento ma sta depurando la falda sottostante lo stabilimento, chi ferma l’azienda blocca la bonifica». Spiega Nardone «I dati sono chiari, li ha diffusi la commissione regionale sui Pfas e li ha ribaditi il ministro Galletti nell’audizione in commissione parlamentare. Miteni ha intercettato oltre il 99% della falda e sta depurando l’inquinamento storico, con le barriere sulla falda e la bonifica completa», spiega Nardone. 
 
L'articolo pubblicato risponde con chiarezza ad alcune domande poste a Miteni relative ai seguenti punti :
 
1) messa in sicurezza dell'area
2) la bonifica del terreno e alla questione del riconoscimento di malattia professionale per i lavoratori della fabbrica
3)fake news sulla correlazione Pfas e tumori.
 
Qui il link all'articolo pubblicato sul sito de Il Mattino di Padova il 14 novembre e sul cartaceo il 13.
 
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Coletto: da escludere la maggiore incidenza dei tumori nell'area inquinata da Pfas

Sul sito della Regione Veneto è stato pubblicato in data odierna un comunicato stampa, ripreso dalle principali agenzie giornalistiche italiane, dedicato alla grande efficienza del Registro Tumori Veneto, divenuto il più grande in Italia e che è riuscito a censire e studiare il 96% dell'intera popolazione regionale contro una media nazionale ferma al 62%. 

I dati che certificano questo primato sono stati presentati martedì 7 novembre nella sede della Giunta regionale a Venezia, alla presenza dell'Assessore alla Sanità Luca Coletto, del Direttore Generale della Sanità veneta Domenico Mantoan, del Coordinatore del Registro Tumori del Veneto Massimo Rugge dell'Università di Padova, della Presidente dell'Associazione Italiana Registri Tumori - AIRTUM Lucia Mangone, del team di lavoro del professor Rugge e di alcuni direttori generali della sanità veneta. Luca Coletto, Assessore alla Sanità , ha dichiarato quanto segue:

''In una Regione dove per scelta non esiste un tetto alla spesa oncologica, e lo dico con orgoglio - ha sottolineato Coletto - non poteva mancare, tra le varie eccellenze in oncologia, come lo Iov e la Rete Oncologica Veneta, un Registro Tumori efficiente, capace di essere supporto scientifico fondamentale per la clinica, per la cura, per le situazioni impreviste come fu nel caso dei Pfas, quando proprio uno studio del Registro permise di smentire i 'professionisti del fake' escludendo una maggiore incidenza dei tumori nell'area inquinata, è fondamentale. La perfezione non è di questo mondo - ha concluso Coletto - ma la macchina anti tumore complessiva nel Veneto è ora ai massimi livelli, non solo nazionali. Rugge e il suo staff, in soli due anni, hanno fatto un lavoro immenso, del quale siamo loro grati''.  

Fu quindi uno studio del Registro regionale a dimostrare già a luglio 2016 che era da escludersi una maggiore incidenza tumorale nell'area interessata dall'inquinamento Pfas. 

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Inquinamento da Pfas, le vere cause e gli interventi da fare nella sentenza del Tribunale delle acque pubbliche.

In un atto della massima autorità dello Stato in materia di acque è scritto nero su bianco dove bisogna agire per ridurre l’inquinamento da Pfas. In questo atto Miteni non è nemmeno citata. Lo mettiamo a disposizione di tutti.

Lo scorso 11 gennaio, il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, il massimo organismo giuridico sulle acque, si è pronunciato in merito alle azioni da svolgere per contenere la presenza di Pfas.

I giudici hanno disposto una serie di azioni e di scadenze che sono state recepite dalla Regione Veneto con il decreto 101 del 7 marzo 2017.

Le azioni disposte dal tribunale esperto delle acque riguardano il censimento degli utilizzatori dei Pfas, la sostituzione delle molecole a catena lunga con quella a catena corta, laddove possibile, e una serie di interventi per il controllo dei prelievi e degli scarichi a chi utilizza Pfas nella produzione. Azioni capillari e articolate su molte decine di aziende.

Il dato che emerge dalla sentenza dei giudici esperti è chiaro: non è Miteni il problema.

Nel documento di interventi Miteni non è nemmeno citata tra i problemi da affrontare. In modo chiaro ed esplicito si fa riferimento alla necessità di censire e far dotare di impianti di filtraggio i numerosi utilizzatori di Pfas presenti nell’area, considerati la fonte primaria di inquinamento. Si afferma testualmente che sono “impiegati prodotti che si ritiene privi di Pfas dove invece non vengono misurati perché mascherati da altri prodotti”. C’è chi inquina sapendolo e anche chi inquina senza saperlo.

Il documento segna l’enorme distanza che c’è tra la realtà dei fatti contenuta in questa sentenza e la propaganda che per semplicità e speculazione politica preferisce identificare in Miteni la responsabilità. Decine di aziende utilizzano Pfos e Pfoa ancora oggi, molecole che Miteni non produce più da anni. Finalmente si deve indagare.

Clic qui per scaricare il documento

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Miteni risponde sul documento dei Noe

L'amministratore delegato di Miteni ha convocato la stampa lo scorso 16 giugno per dire che "di quegli studi fatti sui terreni prima dell’ingresso dell’attuale proprietà, né io, né la proprietà né i manager che lavorano in questa azienda ne sapevamo nulla".

Nardone ha spiegato le attività svolte nella ricerca di inquinanti all'interno e all'esterno dello stabilimento insieme ad Arpav, con oltre 70 prelievi fino a 30 metri di profondità, ben di più di più quello raccomandato dagli stessi Noe. Nel contempo ha garantito la massima disponibilità ad ogni ulteriore accertamento.

L'Amministratore ha poi ricordato che "nel 2013 quando abbiamo fatto i rilevamenti nello stabilimento per ottenere la rigorosa certificazione ambientale, che abbiamo ottenuto, abbiamo rilevato la presenza di alcuni inquinanti non tabellati, cioè non soggetti ad essere denunciati agli enti. Li abbiamo denunciati lo stesso, abbiamo informato le autorità, ecco la lettera. Ed è da lì che è partita l’indagine del CNR e poi gli approfondimenti dell’istituto superiore di sanità e tutto quello che stiamo vivendo oggi. La denuncia della presenza dei Pfas l’abbiamo fatta noi senza esservi obbligati. E siamo partiti subito con le bonifiche prima ancora che ci venisse chiesto. Questi sono i fatti". 

Qui si trova l'intervento dell'amministratore delegato Antonio Nardone all'incontro con i giornalisti.

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Quanto costa l'allarmismo da Pfas

Quanto costa l’allarmismo ingiustificato da Pfas ne scrive sul settimanale La Difesa del Popolo Gianpiero Dalla Zuanna, professore di demografia alll’università di Padova e senatore PD, membro della commissione ambiente. Il professore mette in fila tutti i fatti oggettivi in questo articolo.

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