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Notizie

 

ECCO DA DOVE ARRIVANO I PFAS IN AMBIENTE


Il Giornale di Vicenza ha pubblicato la tabella che riassume i quantitativi di PFOA che vengono immessi in ambiente ogni anno. I dati parlano chiaro. E’ enorme la differenza tra quanto, anche storicamente, veniva scaricato da Miteni e quanto dagli utilizzatori di PFOA che stanno sul territorio. La stessa tabella indica anche i quantitativi autorizzati nei diversi periodi rendendo evidente il pieno rispetto dei limiti da parte dell’azienda.
Anche dopo il 2016 quando i limiti agli scarichi sono diventati gli stessi delle acque potabili Miteni li ha sempre rispettati.
Sono dati che rendono evidente la strumentalità delle manifestazioni che chiedono la chiusura dell’azienda ignorando chi contribuisce invece in misura molto maggiore sia in passato sia oggi alla presenza di PFAS.

ECHA è la ricerca pubblicata a fine giugno dall'agenzia dell'Unione Europea per la chimica. Il dato ECHA attribuito al Veneto è già il dato netto che considera il valore di volume iniziale indicato dall'agenzia a cui è stata applicata la proporzione rappresentata da alcune tipologie di aziende utilizzatrici del Veneto rispetto al resto d'Europa (fonte UNIC), ridotto all'80% che è la percentuale di trasformazione del precursore in PFOA (fonte ECHA), sottratto il quantitativo che rimane attaccato ai prodotti durante la lavorazione (fonte brevetto 3M).

GMI è la ricerca realizzata da Gobal Market Insight nel 2018. La ricerca non indica valori precedenti al 2008 e il dato indicato valutando il trend di crescita dell'utilizzo dei prodotti descritto dalla stessa ricerca.

Miteni sono le rilevazioni fatte agli scarichi Miteni.

Autorizzato è il quantitativo di Pfoa autorizzato nello scarico industriale come quantità totale ammessa nell'anno sulla base delle concentrazioni indicato nelle autorizzazioni e nelle norme.

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PFAS I DATI ADESSO CI SONO E QUALCOSA SI MUOVE 

La Regione Veneto ha avviato il monitoraggio dei precursori dei Pfas. Un passo molto importante per accertare la reale situazione della contaminazione. Poche settimane fa l'agenzia dell'Unione Europea ECHA aveva quantificato in migliaia di tonnellate le sostanze usate da centinaia di industrie negli ultimi decenni in Veneto.

Sono dimensioni infinitamente più grandi di quanto si fosse pensato finora. Queste sostanze fino ad oggi non sono state misurate negli scarichi industriali perché non sono ancora PFAS quando escono dal tubo ma lo diventano a contatto con l'ambiente.

Questo spiega l'inquinamento e la distribuzione degli inquinanti che è più elevata in prossimità degli scarichi Arica, attuali e precedenti, e come si siano potute creare concentrazioni così elevate in una falda tanto estesa.

Lo scorso anno in Veneto sono stati scaricati PFOA, PFOS e precursori per oltre 200 tonnellate. Sostanze che Miteni non produce più da anni o che non ha mai nemmeno prodotto. I polimeri hanno creato quella che l'Istituto superiore di sanità ha definito già nel 2013 una "riserva ambientale" che produce PFAS e che nasce da polimeri usati dalle industrie. Centinaia di aziende, ecco perché ci sono concentrazioni così elevate.

Scriveva già nel 2013 l'Istituto superiore di sanità sulla sua rivista:
"L'ampia produzione di sostanze fluorurate in forma polimerica o come alcool fluorotelomerici, poliesteri o polieteri, sta determinando la progressiva formazione di una riserva ambientale, da cui possono generare quali prodotti di degradazione le sostanze perfluoroalchiliche. Queste si trasferiscono alle catene trofiche e, in ultimo, all’essere umano, soprattutto attraverso la via alimentare". 

La rivista originale la si può vedere qui: http://old.iss.it/binary/publ/cont/ONLINEmarzo2013.pdf

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Nomina ufficiale di Nicola Dell'Acqua come Commissario per emergenza Pfas

Comunicato stampa Regione Veneto - 29 maggio 2018
 
Con ordinanza del Capo del Dipartimento nazionale della protezione civile, il direttore generale di ARPAV, Nicola Dell’Acqua, è stata nominato commissario delegato per le problematiche connesse alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) nelle falde idriche delle province di Vicenza, Verona  e Padova. La nomina è conseguente alla dichiarazione dello stato di emergenza del 21 marzo scorso da parte del Consiglio dei Ministri.
 
“Si tratta dell’atto formale – commenta l’assessore regionale all’ambiente – con cui viene affidata la gestione commissariale ad una persona esperta e pragmatica, che peraltro ha già ricoperto il ruolo di commissario anche in altre situazioni emergenziali a livello nazionale”.
 
“Il dott. Dell’Acqua – aggiunge l’assessore – conosce bene la problematica dei Pfas, essendo tra l’altro anche Coordinatore della Commissione regionale “Ambiente e Salute”, e saprà affrontarla ora anche in questa sua nuova veste nel miglior modo possibile, soprattutto per accelerare i tempi delle fasi successive degli interventi” 
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Sportvicenza.it dedica un articolo al tema pfas in Veneto

Riportiamo l'articolo di Sportvicenza.it, dove vengono affrontate in maniera ampia e articolata alcune dinamiche importanti della questione Pfas in Veneto. Viene  posta l'attenzione sui numerosi utilizzatori di pfas presenti sul territorio, che acquistano all'estero i composti chimici a catena lunga che Miteni non produce più da anni, si spiega quanto definito dal Tribunale superiore delle Acque pubbliche e vengono diffuse le attuali informazioni accertate in materia sanitaria.

Qui il link all'articolo.

 

Riguardo alla materia sanitaria citata, riportiamo alcuni link alle ricerche e ai dati citati nell'articolo:

 

1) Sito di Arpav dove è possibile reperire le analisi dell'acqua negli istituti scolastici del territorio: clicca qui.

2) Studio a cura di “Department of Epidemiology, West Virginia University “– Agosto 2016

“OBIETTIVI: Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono idrocarburi sintetici indicati per preservare la vitalità delle cellule delle isole pancreatiche e ridurre l'ipossia e l'apoptosi delle cellule delle isole. Abbiamo studiato il rapporto tra componente PFAS e diabete e se questo variava a seconda del tipo di diabete.

RISULTATI: I livelli di PFAS erano significativamente più bassi in quelli con diabete e più bassi in quelli con diabete di tipo 1.
CONCLUSIONI: I livelli di PFAS sono negativamente associati al diabete. Questa relazione inversa è stata più evidente per il diabete di tipo 1, suggerendo che la relazione con la PFAS sierica può variare con la gravità della carenza delle cellule insulari.

Per leggere l'abstract della ricerca  clicca qui.

 

3) Studio a cura di “Department of Public Health Sciences, School of Public Health, University of Alberta, Edmonton, Alberta, Canada” – Maggio 2011

OBIETTIVI: “Acidi perfluorurati e ipotiroxinemia in gravidanza. Relazioni."
RISULTATI: Gli acidi perfluorurati (PFA) sono contaminanti prominenti e diffusi di sangue umano. Negli studi su animali vi sono prove che suggeriscono che alcuni PFA possono interferire con l'omeostasi dell'ormone tiroideo... Abbiamo progettato uno studio caso-controllo abbinato individualmente per indagare se l'esposizione a perfluoroottanoato (PFOA), sulfonato perfluoroesano (PFHxS), e perfluorottano sulfonato (PFOS) è stato associato con hypothyroxinemia nelle donne in gravidanza da Edmonton, Alberta, Canada, nel 2005-2006; le analisi indicano che le concentrazioni di PFA nella popolazione di donne incinte non sono associate con hypothyroxinemia.

CONCLUSIONI: Gli attuali risultati quindi non supportano un nesso causale tra l'esposizione PFA e hypothyroxinemia materna nella popolazione studiata.”

Per leggere l'abstract della ricerca clicca qui.

 

4) Pubblicazione del German Federal Institute for Risk Assessment, Department of Food Safety,Max-Dohrn-Str. 8-10, 10589, Berlin (27 marzo 2018)

“Le sostanze perfluoroalchilate (PFAS), perfluorooctanesolfonico acido (PFOS) e acido perfluoroottanoico (PFOA) sono utilizzate per la fabbricazione di repellenti. L'uso di PFOS e PFOA era limitato a causa della loro proprietà reprotossiche e della loro persistenza ambientale. Pertanto, l'industria passa a PFAS alternativi, ma, a differenza di PFOA e PFOS, sono pochi i dati tossicologici disponibili per i loro sostituti. Il meccanismo molecolare alla base della tossicità riproduttiva di PFOA e PFOS è in gran parte sconosciuto.
Dai test condotti emerge che la secrezione di estrone e la secrezione di progesterone sono marginalmente aumentate dal PFOA, ma tali effetti sono stati osservati solo a concentrazioni superiori a 10μM: nessun effetto sugli endpoint molecolari endocrini a concentrazioni uguali o inferiori a 10μM. Così, come le concentrazioni di siero nel sangue dei diversi PFAS nella popolazione generale occidentale sono nel range di 10nM o meno, i risultati suggeriscono che PFAS potrebbe non esercitare effetti endocrini nell'uomo a concentrazioni rilevanti per l'esposizione in base agli endpoint molecolari esaminati in questo studio.”

Per leggere l'abstract della pubblicazione clicca qui.

 

 

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Australia, panel di esperti conferma: prove limitate o nulle sugli effetti dei pfas sulla salute. Servono ulteriori studi a lungo termine

FB Title: Australia, panel di esperti conferma: prove limitate o nulle sugli effetti di pfas sulla salute

Nell'ottobre 2017 è stato istituito un panel di esperti nel settore ambientale, tossicologico, epidemiologico e della salute pubblica, per supportare il governo australiano nella valutazione degli effettivi rischi accertati associati all'esposizione dell'uomo a sostanze chimiche per e polifluoralchiliche, note come Pfas. In Australia l'inquinamento più consistente da queste sostanze è nelle basi militari e zone limitrofe, a causa della presenza di pfas nelle schiume anti incendio in uso fin dagli anni '70. Gradualmente l'uso delle schiume è stato eliminato, ma ha lasciato una diffusa contaminazione nel suolo, nelle falde acquifere e nelle acque superficiali attorno ad alcune basi militari. 

In seguito alle rivelazioni sulla contaminazione, ai residenti che vivono nei pressi delle basi militari sono stati offerti esami del sangue e monitoraggi oltre che approvvigionamenti idrici alternativi a quelli contaminati. 

Dal rapporto di indagine presentato ai media il 7 maggio 2018 si legge: "E' importante sottolineare che non ci sono prove attuali di un grande impatto sulla salute umana dovuto ad alti livelli di esposizione ai Pfas". Esclusa inoltre la correlazione a un rischio complessivo di maggiore esposizione a patologie di natura cancerogena.

Il gruppo di studio, nonostante abbia confermato che le prove tra esposizione ai pfas e collegamenti a patologie siano deboli e incoerenti, ritiene sia doveroso non eslcudere eventuali possibili interazioni, già note ad altri studi, ed evinte in base ai dati in possesso; come l'aumento di colesterolo, l'aumento dei livelli di acido urico nel sangue o alterazione degli ormoni tiroidei. Il gruppo, relativamente a queste possibili relazioni, sostiene anche però che nei soggetti esposti ad alti livelli di pfas, i risultati di queste incidenze sembravano essere comunque nella norma se confrontati con i dati totali della popolazione.

Il panel di esperti ha informato il ministro della salute federale Greg Hunt che ad oggi, qualsiasi screening sanitario effettuato su persone esposte ai pfas dovrebbe essere realizzato solo a scopo di ricerca, in quanto le decisioni dei funzionari della sanità pubblica in merito alla regolamentazione o alla prevenzione relativa ai pfas dovrebbero basarsi ad oggi principalmente solo sulle prove scientifiche che confermano il bioaccumulo di queste sostanze, unica cosa accertata al momento. Il gruppo australiano di esperti ha suggerito di realizzare studi a lungo termine per ridurre il rischio di ottenere dati parziali e fomentare la confusione informativa.

Il rapporto è stato fornito alla ricerca sanitaria e medica nazionale.

Qui il link al documento originale con le conclusioni dello studio presentate ai media il 7 maggio 2018, dopo essersi riunito tre volte tra ottobre 2017 e febbraio 2018, conducendo un ampio lavoro fuori sessione.

 Qui il link all'articolo sul network abc.net.au da cui abbiamo tratto la notizia.

Qui il link alla fonte della notizia sul sito del governo australiano.

 

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