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Comunicati stampa

 

PFAS: OLTRE MILLE TONNELLATE UTILIZZATE IN VENETO NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Cento tonnellate di perfluorurati ogni anno è il quantitativo entrato nell’ambiente dalle lavorazioni industriali, valori che finalmente spiegano le concentrazioni di Pfas rilevate nelle acque.

E’ il risultato di una ricerca realizzata da Global Market Insight, uno dei principali istituti di ricerca di mercato al mondo, commissionata da Miteni nell’ambito della definizione del nuovo piano industriale a seguito del procedimento di concordato in continuità. La ricerca ha esaminato il mercato del Pfas in tutte le regioni italiane: il Veneto da solo ogni anno consuma più di metà delle 200 tonnellate che vengono importate e distribuite nel Paese.

Per la prima volta viene documentato con dati concreti e solidi ciò che il tribunale superiore della acque aveva disposto lo scorso anno indicando in una sentenza di indagare sull’utilizzo dei Pfas nell’industria.

La ricerca è stata consegnata oggi alla commissione regionale sui Pfas.

 Trissino, 25 giugno 2018. Circa duecento tonnellate l'anno di perfluorurati per la concia con un trend in crescita. Questo dice la ricerca di Global Market Insight sul mercato dei Pfas in Italia, le molecole al centro dell’attenzione per la loro elevata persistenza nell’ambiente e negli organismi. Più della metà di queste sostanze viene utilizzata in Veneto: 109,31 tonnellate solo lo scorso anno. L’indagine del prestigioso istituto americano di ricerca si è basata su molteplici fonti tra cui le dichiarazioni raccolte presso gli stessi produttori e distributori.

Sono dieci i produttori di derivati perfluoroalchilici e sette i distributori coinvolti nella ricerca che dunque traccia un quadro inevitabilmente per difetto dovendo trascurare i produttori e i distributori minori. Le sostanze censite sono state identificate per la loro tipologia di utilizzo: concia, produzione di scarpe, vestiti, guanti e altri accessori.

I prodotti commerciali perfluorurati considerati sono 28 e alcuni contengono soluzioni più o meno pure, altri contengono percentuali di Pfoa miscelate a C4, altri ancora, e sono una parte consistente, contengono polimeri perfluorurati. Quest’ultima categoria è un elemento importante per comprendere le conseguenze pratiche rivelate da questa indagine perché spiega per quale motivo le concentrazioni di Pfoa nell’ambiente siano così elevate rispetto alle concentrazioni rilevate negli scarichi industriali.

Questi polimeri ancora oggi non vengono infatti rilevati negli scarichi ma degradano in Pfoa nell’ambiente in una misura variabile intorno al 30%, in un tempo che varia da poche settimane ad alcuni anni a seconda della forma in cui sono immessi. Di fatto quindi il Pfoa non risulta alle analisi sugli scarichi ma diventa libero in ambiente a seguito della degradazione successiva dei polimeri, secondo quanto indicato dall’agenzia di regolamentazione dell’Unione Europea ECHA.

L’inquinamento come noto secondo la mappa di Arpav ha le massime concentrazioni lungo i punti di uscita storici del consorzio di depurazione Arica che raccoglie le acque delle industrie del territorio. Di fatto dal tubo escono non solo Pfoa ma anche quantità imponenti di polimeri usati delle industrie che diventano Pfoa e altri Pfas una volta nell’ambiente.

Sono oltre 500 le industrie dell’alto vicentino secondo il censimento fatto dalle stesse organizzazioni di categoria che nel loro ciclo produttivo utilizzano in quantità variabile Pfas come leganti o additivi. Un consumo che la ricerca indica in costante crescita.

Dice Anuja Ugale executive business di Global Market Insights: " Il nostro margine di errore è inferiore al 5%, rispetto allo scenario di mercato effettivo. Utilizziamo un'ampia gamma di database autorevoli e conduciamo poi una vasta ricerca sulle fonti primarie al fine di convalidare i nostri risultati e le analisi".

Antonio Nardone amministratore delegato di Miteni dice: “I dati sono a nostro avviso molto chiari e non vogliono puntare il dito contro nessuno ma dare una indicazione oggettiva della situazione attuale e del passato. Dati che sono perfettamente allineati con le disposizioni che lo scorso anno ha dato la sentenza del tribunale Superiore delle acque pubbliche che aveva indicato gli utilizzatori dei Pfas come punto fondamentale per affrontare il problema. Non si può ora non considerare che in Veneto vengono usati Pfas in volumi decine o centinaia di volte più grandi di quanti non ne abbia mai scaricati Miteni. Non si può adesso ignorare che le zone contaminate sono coerenti con gli scarichi di alcuni tipi di produzione e che non hanno nulla a che fare con la falda dello stabilimento. Questa ricerca rivela il tassello che mancava nella comprensione del fenomeno”.

 Le immagini in ordine propongono:

1 - Mappa Pfas: sovrappone la mappa di concentrazione degli inquinati con la dislocazione delle tipologie di industrie che utilizzano sostanze acriliche fluorurate.
2 - Oggetto dell'indagine. Sintesi delle fonti da cui sono stati acquisiti i dati, tavola originale della ricerca
3 - Ripartizione del mercato delle sostanze per regione
4 - Suddivisione mercato per applicazione: ripartizione dell’utilizzo di sostanze acriliche fluorurate per tipologia di impiego, grafico originale della ricerca
5 - Tabella dimensione mercato: la quantità di sostanze utilizzate in Veneto, tavola originale della ricerca
6 - Volumi consumi: infografica che evidenzia i dati anno per anno
7 - Consumi Veneto, infografica con il numero di tonnellate utilizzate nella regione

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Miteni presenta domanda di concordato in continuità. Confermato impegno per la bonifica

Miteni Spa ha presentato oggi al tribunale di Vicenza la domanda per accedere al concordato preventivo in continuità aziendale.

La richiesta si è resa necessaria per assicurare il mantenimento delle attività a seguito della difficile situazione finanziaria.

La proprietà attuale di Miteni ha rilevato l'attività nel 2009 da Mitsubishi acquisendone anche i debiti e la forza lavoro, con l'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Trissino che rappresenta una eccellenza nel mondo per la ricerca e la produzione nel suo settore.

L'attuale proprietà dall'acquisizione non ha mai percepito dividendi ma anzi ha supportato finanziariamente l'azienda assumendosi anche gli oneri derivanti dai problemi ambientali prodotti dalle proprietà precedenti che hanno inciso in modo importante sul bilancio.

In un contesto difficile ma di costante impegno in favore dello stabilimento, del lavoro e per le attività di bonifica, si è inserita la difficoltà di accesso al credito presso le banche del territorio preoccupate per la reputazione della società a seguito delle polemiche strumentali contro l'azienda.

Nonostante questo difficile contesto, l'azionista ha deciso di sostenere ancora Miteni e di investire ulteriormente ma nell'evidente necessità di un concordato per poter attuare il nuovo piano industriale in un'ottica di rilancio e riconversione della produzione.

Il nuovo piano, in via di definizione, punterà su prodotti innovativi con molecole anche non perfluorurate, in particolare in ambito farmaceutico, che richiedono tecnologie di eccellenza, un'alta qualificazione del personale e un rafforzamento delle collaborazioni con gli enti di ricerca italiani ed esteri che già da tempo lavorano con la struttura di ricerca di Miteni.

Per quanto riguarda la bonifica, la scelta degli azionisti e dall'azienda con questa decisione è chiara: nessun disimpegno ma anzi un'accelerazione per arrivare a determinare gli oneri da inserire nel piano che dovrà essere valutato nei prossimi mesi del tribunale di Vicenza nell'ambito del procedimento di concordato e che dovrà decidere sulla sua applicabilità.
 

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Nota sulla manifestazione del 22 aprile tenutasi davanti all'azienda

Quella di oggi 22 aprile è stata una manifestazione simbolica che non aiuta però a risolvere il problema Pfas, considerato che i dati Arpav del 2017 hanno rivelato che meno dll'1% dei Pfas che esce dagli scarichi industriali della zona appartiene a Miteni.

E' del tutto incomprensibile che alla luce di questo dato si chieda oggi la chiusura di Miteni visto che il suo impatto ambientale è positivo togliendo Pfas dall'ambiente con la pulizia della falda a fronte di scarichi sotto i livelli delle acque potabili: le acque che escono sono più pulite di quelle che entrano.

E' del tutto evidente che chiudere Miteni significherebbe aggravare il problema e non risolverlo.

Sono dati oggettivi sui quali c'è un confronto costante con le istituzioni e sul quale più volte abbiamo invitato anche i comitati.


Qui rinnoviamo il nostro invito a venire in stabilimento a vedere cosa è stato fatto e quali sono i risultati ottenuti, aiuterebbe a capire meglio come affrontare il problema che non può fermarsi agli slogan e alla protesta contro i simboli, altrimenti non troverà soluzione.

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Domenica si circonda chi emette l'1% di pfas e rimane fuori il 99%

La manifestazione di domenica che vuole circondare Miteni è incomprensibile e fuorviante alla luce dei nuovi dati sull'inquinamento da Pfas. Si vuole accerchiare simbolicamente un'azienda che ormai da tempo, secondo i dati Arpav, contribuisce solo per l'1% alla presenza dei Pfas negli scarichi del collettore delle industrie della zona, mentre si lasciano fuori dalla catena umana i responsabili del rimanente 99%.

Le zone con maggiore contaminazione sono quelle in corrispondenza degli scarichi del collettore Arica, con epicentro in aree come Cologna Veneta o Arzignano dove la falda Miteni nemmeno arriva. In quegli scarichi i Pfas Miteni nel 2017 sono stati mediamente dello 0,89% del totale, secondo i dati ufficiali degli enti.

E' una manifestazione che evidentemente circonda l'obiettivo sbagliato, uno stabilimento da cui esce già da tempo una parte irrilevante delle sostanze contro cui si protesta.

La storia dello sviluppo industriale di questo territorio e delle leggi che lo governano è complessa e Miteni, rispettando sempre le normative, ha certamente avuto un ruolo nel passato nella diffusione in ambiente dei Pfas; che non sia mai stata la sola però i dati oggi lo rivelano in modo esplicito.

Questa proprietà , questa amministrazione da quando si è insediata nel 2016, ha affrontato con impegno anche il problema dell'eredità precedente con risultati concreti e importanti: domenica si circonda l'unica industria della zona che depura le acque dai Pfas tanto da avere gli scarichi ai livelli delle acque potabili e che ha isolato la falda dall'ambiente.

Chi cerca facile consenso attaccando un simbolo invece di prendere atto della situazione e di trovare soluzioni, dimostra di non avere la volontà di affrontare e risolvere il problema. Domenica i manifestanti che circonderanno Miteni si concentreranno sull'1% del problema e lasceranno uscire indisturbato dal collettore Arica l'altro 99% dei Pfas.

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