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In un atto della massima autorità dello Stato in materia di acque è scritto nero su bianco dove bisogna agire per ridurre l’inquinamento da Pfas. In questo atto Miteni non è nemmeno citata. Lo mettiamo a disposizione di tutti.

Lo scorso 11 gennaio, il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, il massimo organismo giuridico sulle acque, si è pronunciato in merito alle azioni da svolgere per contenere la presenza di Pfas.

I giudici hanno disposto una serie di azioni e di scadenze che sono state recepite dalla Regione Veneto con il decreto 101 del 7 marzo 2017.

Le azioni disposte dal tribunale esperto delle acque riguardano il censimento degli utilizzatori dei Pfas, la sostituzione delle molecole a catena lunga con quella a catena corta, laddove possibile, e una serie di interventi per il controllo dei prelievi e degli scarichi a chi utilizza Pfas nella produzione. Azioni capillari e articolate su molte decine di aziende.

Il dato che emerge dalla sentenza dei giudici esperti è chiaro: non è Miteni il problema.

Nel documento di interventi Miteni non è nemmeno citata tra i problemi da affrontare. In modo chiaro ed esplicito si fa riferimento alla necessità di censire e far dotare di impianti di filtraggio i numerosi utilizzatori di Pfas presenti nell’area, considerati la fonte primaria di inquinamento. Si afferma testualmente che sono “impiegati prodotti che si ritiene privi di Pfas dove invece non vengono misurati perché mascherati da altri prodotti”. C’è chi inquina sapendolo e anche chi inquina senza saperlo.

Il documento segna l’enorme distanza che c’è tra la realtà dei fatti contenuta in questa sentenza e la propaganda che per semplicità e speculazione politica preferisce identificare in Miteni la responsabilità. Decine di aziende utilizzano Pfos e Pfoa ancora oggi, molecole che Miteni non produce più da anni. Finalmente si deve indagare.

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