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L’operato dell'attuale gestione e proprietà è stato sempre improntato al rispetto della legge e alla massima trasparenza

Quando nel 2013 abbiamo effettuato la caratterizzazione dell'area, nonostante a quella data i Pfas non fossero nemmeno considerati sostanze inquinanti, abbiamo prontamente e volontariamente informato le autorità per la presenza di sostanze nell’acqua di falda. 

Per quanto riguarda i terreni, quelli interni allo stabilimento sono stati ispezionati negli ultimi tre anni con la supervisione di Arpav facendo oltre 70 prelievi a una profondità fino a 30 metri, fino al limite della falda, senza riscontrare alcuna contaminazione o rifiuto.

L’attuale gestione ha attivato e sta procedendo tempestivamente nella rimozione di tutti i materiali scoperti dai nostri tecnici ambientali all’esterno dello stabilimento.

Tutte queste ricerche, con gli impegni e gli oneri finanziari che ne conseguono, si sono rese necessarie perché l’attuale gestione dell’azienda non aveva nessuna informazione circa l’esistenza di eventuali fonti di inquinamento.

Qui 

 

Seguono le dichiarazioni dell'amministratore delegato Antonio Nardone in occasione dell'incontro con la stampa del 16 giugno.

"La prima informazione che voglio dare è che di quegli studi fatti sui terreni prima dell’ingresso dell’attuale proprietà, né io, né la proprietà né i manager che lavorano in questa azienda ne sapevamo nulla. Nemmeno adesso ne sappiamo nulla. Nei nostri archivi qui a Trissino non c’è niente. Abbiamo quindi chiesto ieri alla società ERM di inviarci lo studio e ai carabinieri di darci i documenti. Non posso quindi dire niente sul contenuto di quegli studi ma posso dire tutto sugli studi che abbiamo fatto noi insieme ad Arpav.

Leggo che ci sarebbero fonti inquinanti sepolte a 3 o 4 metri di profondità e viene raccomandato di fare ricerche fino a 10 metri.

Noi in collaborazione con gli enti abbiamo fatto 70 ricerche nello stabilimento fino a 30 metri arrivando fino alla falda. Da queste ricerche sui terreni non è emerso nessun valore fuori norma. Tecnicamente 70 prelievi in un’area come questa sono molti, 70 prelievi in punti stabiliti insieme all’Arpav. Ne si vuole afre altri? Abbiamo detto dal primo giorno che siamo a disposizione. Che si facciano tutti i prelievi ritenuti opportuni ma ribadisco che fino ad oggi all’interno dello stabilimento con i 70 carotaggi fino a 30 metri Non si è trovato nulla. Metteremo sul nostro sito tutti i risultati dei 70 prelievi che sono stati fatti nello stabilimento.

Poi in accordo con Arpav abbiamo iniziato i controlli fuori dallo stabilimento. Perché un problema con la falda c’è. Noi stiamo depurando la falda con 24 pozzi che prelevano l’acqua e la reimmettono pulita. I pozzi Funzionano bene. I rilievi fatti a valle indicano che il sistema è efficace che da questa falda in condizioni normali non c’è un problema di diffusione di inquinanti. Ma c’è un problema quando piove molto. Questo è il motivo per cui si cercano rifiuti sepolti.

Li abbiamo trovati al primo scavo quando ci siamo spostati all’esterno sull’argine del torrente Poscola. E’ possibile che negli anni Settanta per creare l’argine sia stato usato il materiale presente in stabilimento tra cui anche terreni contaminati. Da due mesi stiamo portando via tutta la terra dell’argine. Potete vedere qui fuori, nel piazzale, i cassoni. E’ ragionevole pensare che quella sia la fonte di inquinamento che si rivela quando piove. Se è così, la bonifica dei terreni dell’area è già in stato avanzato. Tutte le attività sono state fatte di concerto con Arpav, i tecnici della procura di Vicenza e anche i carabinieri del Noe.

Voglio ora parlare di responsabilità. Quando ICIG ha comprato da Mitsubishi nel 2009 questo stabilimento ha avuto garanzie scritte del rispetto di tutte le norme ambientali. Nel 2013 quando abbiamo fatto i rilevamenti nello stabilimento per ottenere la rigorosa certificazione ambientale, che abbiamo ottenuto, abbiamo rilevato la presenza di alcuni inquinanti non tabellati, cioè non soggetti ad essere denunciati agli enti. Li abbiamo denunciati lo stesso, abbiamo informato le autorità, ecco la lettera. Ed è da lì che è partita l’indagine del CNR e poi gli approfondimenti dell’istituto superiore di sanità e tutto quello che stiamo vivendo oggi.

La denuncia della presenza dei Pfas l’abbiamo fatta noi senza esservi obbligati. E siamo partiti subito con le bonifiche prima ancora che ci venisse chiesto. Questi sono i fatti.

Così è come si è comportata la Miteni di oggi, la proprietà e il management.

Oggi leggo che viene chiesta la chiusura di Miteni. Per quale motivo? L’azienda non produce più da sei anni i composti ritenuti pericolosi. Il tribunale delle acque nella recente sentenza ha detto chiaramente che il problema è legato all’utilizzazione dei composti impiegati da centinaia di aziende e non ha nemmeno citato Miteni. Stiamo bonificando i terreni e la falda su indicazione e insieme a procura, al Noe e Arpav, che sono qui tutti i giorni a cui diamo tutta la nostra collaborazione per fare ogni accertamento. Abbiamo noi stessi segnalato i problemi quando li abbiamo riscontarti, lo dimostrano i nostri atti.

Noi sappiamo di avere rispettato tutte le leggi. Abbiamo investito molto nell’ambientalizzazione di una fabbrica creata negli anni Sessanta e nella bonifica del territorio. Questa azienda è un gioiello della ricerca nel campo dei fluorurati, di cui il territorio dovrebbe essere orgoglioso.

Miteni è una risorsa non un problema."