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Monitoraggio e controllo sulle industrie che utilizzano i Pfas. Un decreto della Regione Veneto definisce una strategia completamente nuova per la riduzione dei perfluoroalchilici nelle acque: censimento e controllo delle centinaia di utilizzatori. Il problema non è Miteni ma chi li utilizza talvolta senza nemmeno saperlo.

Trissino, 17 marzo 2017. La Regione Veneto prende atto della decisione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche sul ricorso promosso dal Consorzio Arica e con un decreto definisce interventi e programma per la riduzione dei Pfas nell’industria manifatturiera con la sostituzione dei “catena lunga” con quelli a “catena corta” o con molecole a minor impatto ambientale.

Con l’intervento del Tribunale e la relazione allegata al nuovo decreto regionale del 7 marzo, il problema si rivela per quello che Miteni ha sempre sostenuto: va controllato chi oggi utilizza Pfos e Pfoa, molecole che l’azienda non produce più dal 2011.

La relazione allegata al decreto indica modalità e tempi per questi interventi, entrando nel dettaglio. Tra le criticità il testo specifica che nel territorio vengono utilizzati prodotti “che si ritengono privi di Pfas dove invece non vengono semplicemente misurati perché mascherati da altri composti” indicando tra i cicli di lavorazione “ad esempio quelli utilizzati per dare alle pelli caratteristiche di idro-oleo repellenza, ovvero quelli utilizzati in talune attività galvaniche o in altre lavorazioni quali produzioni tessili, cartarie, farmaceutiche , etc… con diverse formulazioni”.

La relazione precisa anche che “spesso gli utilizzatori dei prodotti chimici, a volte anche i fornitori stessi, non ne sono a conoscenza, vista l’assenza di indicazioni specifiche nelle schede tecniche di sicurezza” che prevedono che non sia obbligatoria l’indicazione di Pfas quando presenti in concentrazioni inferiori a 10 mg/l. In sostanza vengono utilizzate formulazioni che se contengono meno di 10.000.000 ng/litro di Pfas non è obbligatorio nemmeno indicarli in etichetta.

La relazione afferma poi che “la più recente revisione del documento Brefs - le note tecniche che portano alla definizione delle migliori tecnologie disponibili - indichi come applicabile la sostituzione dei Pfas a 8 atomi di carbonio con altri composti appartenenti ala stessa famiglia a più basso peso molecolare (a 4 atomi di carbonio).

La decisione adottata in sede cautelare dal Tribunale e il decreto regionale sono la conferma della situazione reale così come riportata da mesi da Miteni, e cioè che ci sono decine o centinaia di aziende che utilizzano e scaricano da decenni e ancora oggi Pfas a catena lunga senza alcun controllo.

L’azienda prende atto del nuovo contesto che finalmente affronta con realismo una situazione che era davanti agli occhi di tutti e ribadisce la sua piena disponibilità a collaborare con le istituzioni, sia a far parte con i propri tecnici del “gruppo di lavoro” istituito dal decreto per raggiungere gli obiettivi del protocollo, sia per trovare nuove soluzioni per la sostituzione o la cattura dei Pfas a catena lunga nei cicli produttivi delle industrie del territorio.