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Comunicati stampa

 

Varo commissione d'inchiesta: benvenuto oggi approfondimento sui Pfas

Trissino, 15 maggio 2017. Miteni accoglie con favore l’istituzione di una commissione regionale d’inchiesta sui Pfas. Ogni approfondimento tecnico scientifico sulla reale situazione e sulle cause della presenza dei perfluorurati diffusi in tutto il Veneto e non solo, evidenzierà quanto già sostenuto dall’azienda e confermato dalla sentenza del tribunale Superiore delle acque, e cioè che per risolvere il problema dei Pfas a catena lunga si deve intervenire su chi li utilizza. Miteni ne ha cessato la produzione e l'utilizzo da anni.

Miteni e la marcia dei Pfiori di oggi

Trissino, 14 maggio 2017. Alcune centinaia di persone hanno manifestato questa mattina davanti allo stabilimento Miteni rivendicando il diritto a un’acqua pulita. Tutto si è svolto in una ventina di minuti in un clima tranquillo e senza incidenti. Lo scorso anno Miteni aveva accolto i manifestanti ma in questa occasione, a seguito dell'aggressione squadrista subita lo scorso marzo e l'annunciata presenza nella manifestazione degli stessi autori dell’aggressione, si è ritenuto per la sicurezza di tutti di tenere di chiusi i cancelli che sono stati adornati con palloncini colorati per dare il benvenuto ai manifestanti.

Nelle scorse ore l’amministrare delegato di Miteni, Antonio Nardone, aveva indirizzato una lettera aperta ai manifestanti ricordando che l’ 11 gennaio scorso il tribunale Superiore delle acque ha emesso una sentenza che indica gli interventi per contenere la presenza dei Pfas a catena lunga nelle acque. I giudici hanno disposto il censimento e la depurazione degli scarichi delle centinaia di aziende che oggi in Veneto usano queste sostanze nella loro produzione. Nardone ha evidenziato come nelle disposizioni contenute nella sentenza Miteni non sia mai nemmeno citata visto peraltro che non produce più da anni questa tipologia di Pfas e sta effettuando le bonifiche in accordo con Arpav.

Pfas, manifestazioni e sentenze - Lettera aperta ai partecipanti alla marcia

Lo scorso anno la “marcia dei Pfiori” è stata un'occasione di confronto sereno. I lavoratori Miteni hanno incontrato i manifestanti con la consapevolezza di tutti che informarsi, capire, dialogare è il punto di partenza per risolvere i problemi.

L’ 11 gennaio scorso il tribunale Superiore delle acque ha emesso una sentenza che accerta una realtà ben diversa da quella rappresentata in questi mesi: la presenza dei Pfas a catena lunga che preoccupa la popolazione va affrontata con il censimento entro settembre e la depurazione degli scarichi delle centinaia di aziende che oggi in Veneto li usano per la loro produzione. Miteni non è mai nemmeno citata. Del resto non produciamo più da anni quelle sostanze e stiamo effettuando le bonifiche in accordo con Arpav per eliminare le eredità del secolo scorso che abbiamo scoperto fuori dal nostro sito.

Perché fare una manifestazione davanti alla Miteni adesso?
Notiamo con preoccupazione che la manifestazione quest’anno viene promossa e avrà la presenza anche di quelle organizzazioni che lo scorso marzo hanno messo a repentaglio la sicurezza del territorio e della popolazione con un’incursione squadrista in azienda, minacciando i lavoratori e accendendo fiaccole a ridosso dei depositi chimici dello stabilimento. Per questo motivo domenica, per la sicurezza di tutti, non potremo aprire l’azienda ai manifestanti come abbiamo fatto lo scorso anno e ne siamo molto dispiaciuti.

La presenza dei Pfas nelle acque non riguarda solo il Veneto. Nonostante sia stato chiaramente scritto dai giudici che il problema oggi non è Miteni ma un utilizzo diffuso di queste sostanze nell'industria, c’è evidentemente chi ha interesse a strumentalizzare la buona fede della popolazione ignorando le sentenze, usando la violenza invece del dialogo, fino ad infiltrarsi in manifestazioni per alimentare un sentimento ostile che soprattutto oggi, alla luce dei fatti, non ha più motivo di esistere.

Antonio Nardone
Amministratore delegato Miteni

Pfas: Tribunale delle acque e Regione Veneto con un decreto riconoscono che il problema sta in chi li utilizza

Monitoraggio e controllo sulle industrie che utilizzano i Pfas. Un decreto della Regione Veneto definisce una strategia completamente nuova per la riduzione dei perfluoroalchilici nelle acque: censimento e controllo delle centinaia di utilizzatori. Il problema non è Miteni ma chi li utilizza talvolta senza nemmeno saperlo.

Trissino, 17 marzo 2017. La Regione Veneto prende atto della decisione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche sul ricorso promosso dal Consorzio Arica e con un decreto definisce interventi e programma per la riduzione dei Pfas nell’industria manifatturiera con la sostituzione dei “catena lunga” con quelli a “catena corta” o con molecole a minor impatto ambientale.

Con l’intervento del Tribunale e la relazione allegata al nuovo decreto regionale del 7 marzo, il problema si rivela per quello che Miteni ha sempre sostenuto: va controllato chi oggi utilizza Pfos e Pfoa, molecole che l’azienda non produce più dal 2011.

La relazione allegata al decreto indica modalità e tempi per questi interventi, entrando nel dettaglio. Tra le criticità il testo specifica che nel territorio vengono utilizzati prodotti “che si ritengono privi di Pfas dove invece non vengono semplicemente misurati perché mascherati da altri composti” indicando tra i cicli di lavorazione “ad esempio quelli utilizzati per dare alle pelli caratteristiche di idro-oleo repellenza, ovvero quelli utilizzati in talune attività galvaniche o in altre lavorazioni quali produzioni tessili, cartarie, farmaceutiche , etc… con diverse formulazioni”.

La relazione precisa anche che “spesso gli utilizzatori dei prodotti chimici, a volte anche i fornitori stessi, non ne sono a conoscenza, vista l’assenza di indicazioni specifiche nelle schede tecniche di sicurezza” che prevedono che non sia obbligatoria l’indicazione di Pfas quando presenti in concentrazioni inferiori a 10 mg/l. In sostanza vengono utilizzate formulazioni che se contengono meno di 10.000.000 ng/litro di Pfas non è obbligatorio nemmeno indicarli in etichetta.

La relazione afferma poi che “la più recente revisione del documento Brefs - le note tecniche che portano alla definizione delle migliori tecnologie disponibili - indichi come applicabile la sostituzione dei Pfas a 8 atomi di carbonio con altri composti appartenenti ala stessa famiglia a più basso peso molecolare (a 4 atomi di carbonio).

La decisione adottata in sede cautelare dal Tribunale e il decreto regionale sono la conferma della situazione reale così come riportata da mesi da Miteni, e cioè che ci sono decine o centinaia di aziende che utilizzano e scaricano da decenni e ancora oggi Pfas a catena lunga senza alcun controllo.

L’azienda prende atto del nuovo contesto che finalmente affronta con realismo una situazione che era davanti agli occhi di tutti e ribadisce la sua piena disponibilità a collaborare con le istituzioni, sia a far parte con i propri tecnici del “gruppo di lavoro” istituito dal decreto per raggiungere gli obiettivi del protocollo, sia per trovare nuove soluzioni per la sostituzione o la cattura dei Pfas a catena lunga nei cicli produttivi delle industrie del territorio.