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Comunicati stampa

 

Comunicato a seguito dalla conferenza di Greenpeace di oggi

E’ del tutto falso che la proprietà di Miteni, Icig, abbia come attività l’acquisizione e rivendita di aziende per farne profitto con la cessione. Icig non ha mai venduto nessuna delle società acquisite. Acquisisce, risana e fa crescere le aziende dopo averle salvate spesso dalla chiusura e dal fallimento.
Questo vale anche per Miteni che nel 2009 quando è stata acquistata era in perdita di 4,8 milioni di Euro, questo il motivo per cui è stata venduta da Mitsubishi a un prezzo simbolico. Icig l’ha salvata, ristrutturata e rilanciata mantenendo quasi integralmente i livelli occupazionali che oggi stanno aumentando: 15 nuove assunzioni solo quest’anno.
Non ha alcun fondamento la presunta disponibilità di cassa di 239 milioni di Euro da parte di Icig. Bisogna guardare anche la colonna del debito quando si fanno i conti. Icig ha 181,6 milioni di Euro di debito finanziario e 64,1 di disavanzo commerciale, sembra poco credibile che questo sia sfuggito all’analisi dei dati.

Ribadiamo con fermezza che le indagini sui terreni fatte da Mitsubishi non erano a disposizione di Miteni che sta facendo azione legale contro la precedente proprietà. Quei documenti a Trissino non c’erano. Va anche ribadito peraltro che la campagna di ricerca e scavi fatta all’interno dello stabilimento insieme ad Arpav sulla base dell indicazioni del nucleo ecologico dei carabinieri in queste settimane non ha rivelato alcun rifiuto sepolto.

E’ un dato di fatto che l’azienda non produca più Pfas a catena lunga dal 2011, quelli biopersistenti. E’ evidente che più sono giovani le persone che accumulano Pfas nel sangue meno queste sostanze possono provenire da Miteni. L’azienda sta sottraendo Pfas all’ambiente, depurando la falda con performance del 99% e avendo gli scarichi, anche quelli industriali, che rispettano i limiti delle acque potabili.

Il tribunale Superiore della acque pubbliche con una sentenza dello scorso gennaio ha indicato che per risolvere il problema Pfas bisogna intervenire su chi li utilizza, e non ha nemmeno citato Miteni. Ha disposto che venga fatto il censimento degli scarichi poiché ci sono decine di industrie che utilizzano e immettono sostanze che Miteni non produce più da anni. Il distretto dell’alto vicentino è simile ad altri distretti industriali con lo stesso problema di presenza di Pfas nelle acque e non si comprende perché nelle altre regioni a inquinare siano le industrie che li impiegano nei processi di lavorazione mentre nel Veneto sia Miteni la responsabile, l’unica azienda sottoposta a controlli rigorosi e certificazioni ambientali.

Miteni, 15 nuove assunzioni. Entrano in azienda nuovi ricercatori nei settori pharma e hi-tech

L’azienda di Trissino implementa l’area di ricerca nei settori ad elevata tecnologia e farmaceutica. I nuovi ingressi portano in azienda competenze collocate ai massimi livelli mondiali dei rispettivi settori.

Tra agosto e metà ottobre sono nove le nuove persone che entrano nello staff di Miteni e si aggiungono ai sette ricercatori e responsabili di area assunti nei mesi precedenti di quest’anno.
L’area di ricerca nel settore farmaceutico ha acquisito un nuovo esperto con un dottorato di ricerca a Padova in scienze chimiche specializzato in sintesi e analisi dei principi attivi chimici e naturali. Nel settore dell’elettronica, Miteni può contare ora su una nuova risorsa che porta la sua competenza maturata nell’ambito di un dottorato in ingegneria dei materiali al Politecnico di Milano. Nel mese di settembre arrivano poi in Miteni un nuovo responsabile dei sistemi di gestione ambientale e un nuovo responsabile funzione IT che ha 25 anni di esperienza nella stessa posizione in un gruppo leader nelle tecnologie industriali.

Nel corso delle ultime settimane è stata poi coperta la posizione di capo reparto della produzione agro con l’ingresso di un ingegnere chimico laureato a La Sapienza di Roma proveniente da un’azienda leader di questo settore.

Alle nuove risorse si affiancano nuove nomine interne con l’assegnazione degli incarichi di responsabile della produzione, di responsabile dell’impianto pilota e di responsabile della manutenzione. Si sta concludendo inoltre il percorso di formazione che porta sette lavoratori alla prestigiosa certificazione “Learn Six Sigma Green Belt"  per la qualità di lavoro e dei processi.

Dice Antonio Nardone, amministratore delegato di Miteni: “Si va a delineare così il nuovo organico di Miteni a Trissino che punta in modo deciso sulla ricerca e lo sviluppo dei settori ad elevata tecnologia nell’ambito del processo di rimodulazione delle aree di produzione. Nelle prossime settimane faremo ulteriori assunzioni e proseguiremo le ricerche di professionisti che rappresentano l’eccellenza nei nostri segmenti di attività. Miteni vuole mantenere la leadership tecnologica che la caratterizza nel mondo puntando sui talenti della zona e del nostro Paese”.

Piena disponibilità a commissione del Consiglio Regionale Veneto

Diamo la nostra piena disponibilità e collaborazione alla commissione sui Pfas varata ieri dal Consiglio Regionale del Veneto. Apprendiamo con favore che c’è l’intenzione di ascoltare anche Miteni cosa che la commissione parlamentare non ha invece mai fatto.

Con favore cogliamo le dichiarazioni che impegnano la commissione al rigore scientifico con cui si intende improntare il lavoro. Siamo certi che vi sarà un concreto confronto in cui Miteni potrà mettere a disposizione tutto il patrimonio di conoscenze che l’hanno resa una delle aziende leader al mondo per la ricerca nel suo settore.

La commissione regionale avrà inoltre a disposizione anche i risultati dell'indagine che i consorzi di depurazione stanno effettuando proprio in queste settimane sugli utilizzatori dei Pfas, come stabilito da una sentenza del tribunale Superiore delle acque e da un decreto della stessa Regione Veneto. Siamo certi che i risultati di questa indagine descriveranno un quadro del tutto nuovo sull’origine delle fonti di immissione dei Pfas nell’ambiente sia oggi sia per il passato.

Miteni su documento dei Noe

L’operato dell'attuale gestione e proprietà è stato sempre improntato al rispetto della legge e alla massima trasparenza

Quando nel 2013 abbiamo effettuato la caratterizzazione dell'area, nonostante a quella data i Pfas non fossero nemmeno considerati sostanze inquinanti, abbiamo prontamente e volontariamente informato le autorità per la presenza di sostanze nell’acqua di falda. 

Per quanto riguarda i terreni, quelli interni allo stabilimento sono stati ispezionati negli ultimi tre anni con la supervisione di Arpav facendo oltre 70 prelievi a una profondità fino a 30 metri, fino al limite della falda, senza riscontrare alcuna contaminazione o rifiuto.

L’attuale gestione ha attivato e sta procedendo tempestivamente nella rimozione di tutti i materiali scoperti dai nostri tecnici ambientali all’esterno dello stabilimento.

Tutte queste ricerche, con gli impegni e gli oneri finanziari che ne conseguono, si sono rese necessarie perché l’attuale gestione dell’azienda non aveva nessuna informazione circa l’esistenza di eventuali fonti di inquinamento.

Qui 

 

Seguono le dichiarazioni dell'amministratore delegato Antonio Nardone in occasione dell'incontro con la stampa del 16 giugno.

"La prima informazione che voglio dare è che di quegli studi fatti sui terreni prima dell’ingresso dell’attuale proprietà, né io, né la proprietà né i manager che lavorano in questa azienda ne sapevamo nulla. Nemmeno adesso ne sappiamo nulla. Nei nostri archivi qui a Trissino non c’è niente. Abbiamo quindi chiesto ieri alla società ERM di inviarci lo studio e ai carabinieri di darci i documenti. Non posso quindi dire niente sul contenuto di quegli studi ma posso dire tutto sugli studi che abbiamo fatto noi insieme ad Arpav.

Leggo che ci sarebbero fonti inquinanti sepolte a 3 o 4 metri di profondità e viene raccomandato di fare ricerche fino a 10 metri.

Noi in collaborazione con gli enti abbiamo fatto 70 ricerche nello stabilimento fino a 30 metri arrivando fino alla falda. Da queste ricerche sui terreni non è emerso nessun valore fuori norma. Tecnicamente 70 prelievi in un’area come questa sono molti, 70 prelievi in punti stabiliti insieme all’Arpav. Ne si vuole afre altri? Abbiamo detto dal primo giorno che siamo a disposizione. Che si facciano tutti i prelievi ritenuti opportuni ma ribadisco che fino ad oggi all’interno dello stabilimento con i 70 carotaggi fino a 30 metri Non si è trovato nulla. Metteremo sul nostro sito tutti i risultati dei 70 prelievi che sono stati fatti nello stabilimento.

Poi in accordo con Arpav abbiamo iniziato i controlli fuori dallo stabilimento. Perché un problema con la falda c’è. Noi stiamo depurando la falda con 24 pozzi che prelevano l’acqua e la reimmettono pulita. I pozzi Funzionano bene. I rilievi fatti a valle indicano che il sistema è efficace che da questa falda in condizioni normali non c’è un problema di diffusione di inquinanti. Ma c’è un problema quando piove molto. Questo è il motivo per cui si cercano rifiuti sepolti.

Li abbiamo trovati al primo scavo quando ci siamo spostati all’esterno sull’argine del torrente Poscola. E’ possibile che negli anni Settanta per creare l’argine sia stato usato il materiale presente in stabilimento tra cui anche terreni contaminati. Da due mesi stiamo portando via tutta la terra dell’argine. Potete vedere qui fuori, nel piazzale, i cassoni. E’ ragionevole pensare che quella sia la fonte di inquinamento che si rivela quando piove. Se è così, la bonifica dei terreni dell’area è già in stato avanzato. Tutte le attività sono state fatte di concerto con Arpav, i tecnici della procura di Vicenza e anche i carabinieri del Noe.

Voglio ora parlare di responsabilità. Quando ICIG ha comprato da Mitsubishi nel 2009 questo stabilimento ha avuto garanzie scritte del rispetto di tutte le norme ambientali. Nel 2013 quando abbiamo fatto i rilevamenti nello stabilimento per ottenere la rigorosa certificazione ambientale, che abbiamo ottenuto, abbiamo rilevato la presenza di alcuni inquinanti non tabellati, cioè non soggetti ad essere denunciati agli enti. Li abbiamo denunciati lo stesso, abbiamo informato le autorità, ecco la lettera. Ed è da lì che è partita l’indagine del CNR e poi gli approfondimenti dell’istituto superiore di sanità e tutto quello che stiamo vivendo oggi.

La denuncia della presenza dei Pfas l’abbiamo fatta noi senza esservi obbligati. E siamo partiti subito con le bonifiche prima ancora che ci venisse chiesto. Questi sono i fatti.

Così è come si è comportata la Miteni di oggi, la proprietà e il management.

Oggi leggo che viene chiesta la chiusura di Miteni. Per quale motivo? L’azienda non produce più da sei anni i composti ritenuti pericolosi. Il tribunale delle acque nella recente sentenza ha detto chiaramente che il problema è legato all’utilizzazione dei composti impiegati da centinaia di aziende e non ha nemmeno citato Miteni. Stiamo bonificando i terreni e la falda su indicazione e insieme a procura, al Noe e Arpav, che sono qui tutti i giorni a cui diamo tutta la nostra collaborazione per fare ogni accertamento. Abbiamo noi stessi segnalato i problemi quando li abbiamo riscontarti, lo dimostrano i nostri atti.

Noi sappiamo di avere rispettato tutte le leggi. Abbiamo investito molto nell’ambientalizzazione di una fabbrica creata negli anni Sessanta e nella bonifica del territorio. Questa azienda è un gioiello della ricerca nel campo dei fluorurati, di cui il territorio dovrebbe essere orgoglioso.

Miteni è una risorsa non un problema."