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Comunicati stampa

 

Miteni e la marcia dei Pfiori di oggi

Trissino, 14 maggio 2017. Alcune centinaia di persone hanno manifestato questa mattina davanti allo stabilimento Miteni rivendicando il diritto a un’acqua pulita. Tutto si è svolto in una ventina di minuti in un clima tranquillo e senza incidenti. Lo scorso anno Miteni aveva accolto i manifestanti ma in questa occasione, a seguito dell'aggressione squadrista subita lo scorso marzo e l'annunciata presenza nella manifestazione degli stessi autori dell’aggressione, si è ritenuto per la sicurezza di tutti di tenere di chiusi i cancelli che sono stati adornati con palloncini colorati per dare il benvenuto ai manifestanti.

Nelle scorse ore l’amministrare delegato di Miteni, Antonio Nardone, aveva indirizzato una lettera aperta ai manifestanti ricordando che l’ 11 gennaio scorso il tribunale Superiore delle acque ha emesso una sentenza che indica gli interventi per contenere la presenza dei Pfas a catena lunga nelle acque. I giudici hanno disposto il censimento e la depurazione degli scarichi delle centinaia di aziende che oggi in Veneto usano queste sostanze nella loro produzione. Nardone ha evidenziato come nelle disposizioni contenute nella sentenza Miteni non sia mai nemmeno citata visto peraltro che non produce più da anni questa tipologia di Pfas e sta effettuando le bonifiche in accordo con Arpav.

Pfas, manifestazioni e sentenze - Lettera aperta ai partecipanti alla marcia

Lo scorso anno la “marcia dei Pfiori” è stata un'occasione di confronto sereno. I lavoratori Miteni hanno incontrato i manifestanti con la consapevolezza di tutti che informarsi, capire, dialogare è il punto di partenza per risolvere i problemi.

L’ 11 gennaio scorso il tribunale Superiore delle acque ha emesso una sentenza che accerta una realtà ben diversa da quella rappresentata in questi mesi: la presenza dei Pfas a catena lunga che preoccupa la popolazione va affrontata con il censimento entro settembre e la depurazione degli scarichi delle centinaia di aziende che oggi in Veneto li usano per la loro produzione. Miteni non è mai nemmeno citata. Del resto non produciamo più da anni quelle sostanze e stiamo effettuando le bonifiche in accordo con Arpav per eliminare le eredità del secolo scorso che abbiamo scoperto fuori dal nostro sito.

Perché fare una manifestazione davanti alla Miteni adesso?
Notiamo con preoccupazione che la manifestazione quest’anno viene promossa e avrà la presenza anche di quelle organizzazioni che lo scorso marzo hanno messo a repentaglio la sicurezza del territorio e della popolazione con un’incursione squadrista in azienda, minacciando i lavoratori e accendendo fiaccole a ridosso dei depositi chimici dello stabilimento. Per questo motivo domenica, per la sicurezza di tutti, non potremo aprire l’azienda ai manifestanti come abbiamo fatto lo scorso anno e ne siamo molto dispiaciuti.

La presenza dei Pfas nelle acque non riguarda solo il Veneto. Nonostante sia stato chiaramente scritto dai giudici che il problema oggi non è Miteni ma un utilizzo diffuso di queste sostanze nell'industria, c’è evidentemente chi ha interesse a strumentalizzare la buona fede della popolazione ignorando le sentenze, usando la violenza invece del dialogo, fino ad infiltrarsi in manifestazioni per alimentare un sentimento ostile che soprattutto oggi, alla luce dei fatti, non ha più motivo di esistere.

Antonio Nardone
Amministratore delegato Miteni

Pfas: Tribunale delle acque e Regione Veneto con un decreto riconoscono che il problema sta in chi li utilizza

Monitoraggio e controllo sulle industrie che utilizzano i Pfas. Un decreto della Regione Veneto definisce una strategia completamente nuova per la riduzione dei perfluoroalchilici nelle acque: censimento e controllo delle centinaia di utilizzatori. Il problema non è Miteni ma chi li utilizza talvolta senza nemmeno saperlo.

Trissino, 17 marzo 2017. La Regione Veneto prende atto della decisione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche sul ricorso promosso dal Consorzio Arica e con un decreto definisce interventi e programma per la riduzione dei Pfas nell’industria manifatturiera con la sostituzione dei “catena lunga” con quelli a “catena corta” o con molecole a minor impatto ambientale.

Con l’intervento del Tribunale e la relazione allegata al nuovo decreto regionale del 7 marzo, il problema si rivela per quello che Miteni ha sempre sostenuto: va controllato chi oggi utilizza Pfos e Pfoa, molecole che l’azienda non produce più dal 2011.

La relazione allegata al decreto indica modalità e tempi per questi interventi, entrando nel dettaglio. Tra le criticità il testo specifica che nel territorio vengono utilizzati prodotti “che si ritengono privi di Pfas dove invece non vengono semplicemente misurati perché mascherati da altri composti” indicando tra i cicli di lavorazione “ad esempio quelli utilizzati per dare alle pelli caratteristiche di idro-oleo repellenza, ovvero quelli utilizzati in talune attività galvaniche o in altre lavorazioni quali produzioni tessili, cartarie, farmaceutiche , etc… con diverse formulazioni”.

La relazione precisa anche che “spesso gli utilizzatori dei prodotti chimici, a volte anche i fornitori stessi, non ne sono a conoscenza, vista l’assenza di indicazioni specifiche nelle schede tecniche di sicurezza” che prevedono che non sia obbligatoria l’indicazione di Pfas quando presenti in concentrazioni inferiori a 10 mg/l. In sostanza vengono utilizzate formulazioni che se contengono meno di 10.000.000 ng/litro di Pfas non è obbligatorio nemmeno indicarli in etichetta.

La relazione afferma poi che “la più recente revisione del documento Brefs - le note tecniche che portano alla definizione delle migliori tecnologie disponibili - indichi come applicabile la sostituzione dei Pfas a 8 atomi di carbonio con altri composti appartenenti ala stessa famiglia a più basso peso molecolare (a 4 atomi di carbonio).

La decisione adottata in sede cautelare dal Tribunale e il decreto regionale sono la conferma della situazione reale così come riportata da mesi da Miteni, e cioè che ci sono decine o centinaia di aziende che utilizzano e scaricano da decenni e ancora oggi Pfas a catena lunga senza alcun controllo.

L’azienda prende atto del nuovo contesto che finalmente affronta con realismo una situazione che era davanti agli occhi di tutti e ribadisce la sua piena disponibilità a collaborare con le istituzioni, sia a far parte con i propri tecnici del “gruppo di lavoro” istituito dal decreto per raggiungere gli obiettivi del protocollo, sia per trovare nuove soluzioni per la sostituzione o la cattura dei Pfas a catena lunga nei cicli produttivi delle industrie del territorio.

Pfas e malattie neonatali: il commento del Prof. Moretto ai dati della Regione Veneto

A seguito della diffusione dello "Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)" da parte della Regione Veneto, Miteni ha chiesto all'Università di Milano si redigere un parere.

Di seguito pibblichiamo il documento con i commenti del Prof Moretto, Direttore Centro Internazionale per gli Antiparassitari e la Prevenzione Sanitaria (International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention) (ICPS) . ASST Fatebenefratelli Sacco - Ospedale L. Sacco . Dipartimento di Scienze Biochimiche e Cliniche (Department of Biomedical and Clinical Sciences) Università degli Studi di Milano.

Commenti a: “Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)” a cura del Registro Nascita – Coordinamento Malattie Rare Regione Veneto (aggiornamento al 29/09/2016).

 

Prof. Angelo Moretto

Università degli Studi di Milano

Questo documento presenta dati del tutto inutilizzabili a causa di numerose carenze metodologiche e qualsiasi conclusione tratta dai dati presentati in questo documento non è ragionevolmente sostenibile: anzi, se una conclusione può essere tratta è che non ci sono differenze fra le diverse aree considerate.

Considerazioni metodologiche e generali

  • Non è presentata alcuna elaborazione statistica, neanche la più elementare. Pertanto non si capisce se le eventuali apparenti differenze sono statisticamente significative, quali sono gli intervalli di confidenza etc.
  • Non è stata fatta alcuna analisi multivariata per correggere per differenze nella composizione delle diverse popolazioni; ad esempio:
    • Nell’area rossa sono più giovani (vedi tabella 3)
    • Nell’area rossa sono presenti più donne straniere (vedi tabella 4)
  • Non è stata fatta alcuna verifica delle SDO
  • Si indica ripetutamente che alcuni dati sono “in accordo con la letteratura scientifica internazionale” ma non è citata tale letteratura né quali sono i dati di detta letteratura in accordo con i dati riportati nel documento.

Considerazioni specifiche

  • La natimortalità nell’area rossa (1.9 per mille, e non % come indicato nel testo del documento) è inferiore alla media del Veneto (2.5 per mille, e non % come indicato nel testo del documento): da questo, seguendo la logica del documento, si dovrebbe dedurre che c’è un effetto protettivo nel vivere nella zona rossa riguardo alla natimortalità.
  • Il decorso della gravidanza è definito come fisiologico in una maggiore percentuale dei casi nell’area rossa (83.3%) rispetto alla media del Veneto (81.6%) (pag. 3)
  • Nella zona rossa le anomalie congenite maggiori alla nascita (2.9%) sono inferiori (nota: il documento riporta “non aumentata”) alla media del Veneto (3.0%) e della zona bianca in particolare (3.2%), e confrontabili a un anno di vita (zona rossa e media del Veneto 3.7%, ma 3.9% nella zona bianca)
  • Non è stata considerata la composizione etnica della popolazione che potrebbe spiegare quello che è definito nel documento “rischio elevato” (ma non c’è analisi statistica a sostegno dell’affermazione) di pre-eclampsia nell’area rossa (4.46%) rispetto alla media del Veneto (3.6%) e di diabete gestazionale nell’area rossa (5.35%) rispetto alla media del Veneto (3.13%). È noto, infatti ad esempio, che le donne di origine africana e sud-est asiatica sono a maggior rischio di pre-eclampsia e diabete gestazionale.
  • La considerazione sulle patologie tiroidee è del tutto ipotetica e non trova sostegno alcuno dai dati disponibili.
  • Il documento non analizza e discute i dati riportati in tabella 17 relativi alle malformazioni/anomalie alla nascita che mostrano un’incidenza totale nella zona rossa di 30.5 per mille, inferiore rispetto al 32.3 per mille della media del Veneto e al 33.7 per mille della zona bianca.
  • Il documento si sofferma sulle malformazioni/anomalie al primo anno di vita che in totale hanno un’incidenza minore nella zona rossa (41.0 per mille rispetto al 40.6 per mille della media del Veneto e al 42.3 per mille della zona bianca), mentre quelle specifiche mostrano un andamento variabile: alcune hanno incidenza più bassa nella zona rossa altri più elevata:
    • i difetti agli arti sono il 6.5 per mille nella zona rossa rispetto all’8.1 per mille della media del Veneto e all’8.6 per mille della zona bianca,
    • i difetti delle vie urinarie sono il 2.4 per mille nella zona rossa rispetto al 3.9 per mille della media del Veneto e al 4.3 per mille (quasi il doppio) della zona bianca.
    • le anomalie maggiori del sistema nervoso sono il 5.1 per mille nella zona rossa rispetto al 3.6 per mille della media del Veneto,
    • quelle del sistema circolatorio sono lo 1.0 per mille nella zona rossa rispetto allo 0.6 per mille della media del Veneto,
    • le anomalie cromosomiche sono il 2.2 per mille nella zona rossa rispetto allo 1.6 per mille della media del Veneto.

Queste modeste differenze percentuali sono verosimilmente statisticamente non significative e rientrano nella normale variabilità dei dati di popolazione.

  • Non si comprende, inoltre, come malformazioni/anomalie diverse e di apparati diversi possano essere unificate sotto un unico meccanismo o agente causale.

CONCLUSIONI

Questo documento si presenta come una raccolta poco ordinata di dati, che non sono stati analizzati adeguatamente e dai quali sono state tratte delle conclusioni arbitrarie che non trovano alcun fondamento né nei dati presentati, né nei dati di letteratura. Solo una adeguata analisi statistica dei dati, con controllo di tutti i fattori di confondimento e per l’effetto dei confronti multipli potrà dare delle risposte affidabili. Qualora, fatta questa analisi, si identificassero degli effetti nelle zone di interesse (rossa e grigia) potrebbe essere ragionevole procedere a valutazioni individuali compreso il biomonitoraggio. Solo con queste premesse l’impegno di risorse economiche e umane avrebbe senso. Occorre inoltre menzionare che trarre conclusioni affrettate e non giustificate dai dati crea ansia e indebite preoccupazioni nella popolazione interessata.