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Comunicati stampa

 

Pfas e malattie neonatali: il commento del Prof. Moretto ai dati della Regione Veneto

A seguito della diffusione dello "Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)" da parte della Regione Veneto, Miteni ha chiesto all'Università di Milano si redigere un parere.

Di seguito pibblichiamo il documento con i commenti del Prof Moretto, Direttore Centro Internazionale per gli Antiparassitari e la Prevenzione Sanitaria (International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention) (ICPS) . ASST Fatebenefratelli Sacco - Ospedale L. Sacco . Dipartimento di Scienze Biochimiche e Cliniche (Department of Biomedical and Clinical Sciences) Università degli Studi di Milano.

Commenti a: “Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)” a cura del Registro Nascita – Coordinamento Malattie Rare Regione Veneto (aggiornamento al 29/09/2016).

 

Prof. Angelo Moretto

Università degli Studi di Milano

Questo documento presenta dati del tutto inutilizzabili a causa di numerose carenze metodologiche e qualsiasi conclusione tratta dai dati presentati in questo documento non è ragionevolmente sostenibile: anzi, se una conclusione può essere tratta è che non ci sono differenze fra le diverse aree considerate.

Considerazioni metodologiche e generali

  • Non è presentata alcuna elaborazione statistica, neanche la più elementare. Pertanto non si capisce se le eventuali apparenti differenze sono statisticamente significative, quali sono gli intervalli di confidenza etc.
  • Non è stata fatta alcuna analisi multivariata per correggere per differenze nella composizione delle diverse popolazioni; ad esempio:
    • Nell’area rossa sono più giovani (vedi tabella 3)
    • Nell’area rossa sono presenti più donne straniere (vedi tabella 4)
  • Non è stata fatta alcuna verifica delle SDO
  • Si indica ripetutamente che alcuni dati sono “in accordo con la letteratura scientifica internazionale” ma non è citata tale letteratura né quali sono i dati di detta letteratura in accordo con i dati riportati nel documento.

Considerazioni specifiche

  • La natimortalità nell’area rossa (1.9 per mille, e non % come indicato nel testo del documento) è inferiore alla media del Veneto (2.5 per mille, e non % come indicato nel testo del documento): da questo, seguendo la logica del documento, si dovrebbe dedurre che c’è un effetto protettivo nel vivere nella zona rossa riguardo alla natimortalità.
  • Il decorso della gravidanza è definito come fisiologico in una maggiore percentuale dei casi nell’area rossa (83.3%) rispetto alla media del Veneto (81.6%) (pag. 3)
  • Nella zona rossa le anomalie congenite maggiori alla nascita (2.9%) sono inferiori (nota: il documento riporta “non aumentata”) alla media del Veneto (3.0%) e della zona bianca in particolare (3.2%), e confrontabili a un anno di vita (zona rossa e media del Veneto 3.7%, ma 3.9% nella zona bianca)
  • Non è stata considerata la composizione etnica della popolazione che potrebbe spiegare quello che è definito nel documento “rischio elevato” (ma non c’è analisi statistica a sostegno dell’affermazione) di pre-eclampsia nell’area rossa (4.46%) rispetto alla media del Veneto (3.6%) e di diabete gestazionale nell’area rossa (5.35%) rispetto alla media del Veneto (3.13%). È noto, infatti ad esempio, che le donne di origine africana e sud-est asiatica sono a maggior rischio di pre-eclampsia e diabete gestazionale.
  • La considerazione sulle patologie tiroidee è del tutto ipotetica e non trova sostegno alcuno dai dati disponibili.
  • Il documento non analizza e discute i dati riportati in tabella 17 relativi alle malformazioni/anomalie alla nascita che mostrano un’incidenza totale nella zona rossa di 30.5 per mille, inferiore rispetto al 32.3 per mille della media del Veneto e al 33.7 per mille della zona bianca.
  • Il documento si sofferma sulle malformazioni/anomalie al primo anno di vita che in totale hanno un’incidenza minore nella zona rossa (41.0 per mille rispetto al 40.6 per mille della media del Veneto e al 42.3 per mille della zona bianca), mentre quelle specifiche mostrano un andamento variabile: alcune hanno incidenza più bassa nella zona rossa altri più elevata:
    • i difetti agli arti sono il 6.5 per mille nella zona rossa rispetto all’8.1 per mille della media del Veneto e all’8.6 per mille della zona bianca,
    • i difetti delle vie urinarie sono il 2.4 per mille nella zona rossa rispetto al 3.9 per mille della media del Veneto e al 4.3 per mille (quasi il doppio) della zona bianca.
    • le anomalie maggiori del sistema nervoso sono il 5.1 per mille nella zona rossa rispetto al 3.6 per mille della media del Veneto,
    • quelle del sistema circolatorio sono lo 1.0 per mille nella zona rossa rispetto allo 0.6 per mille della media del Veneto,
    • le anomalie cromosomiche sono il 2.2 per mille nella zona rossa rispetto allo 1.6 per mille della media del Veneto.

Queste modeste differenze percentuali sono verosimilmente statisticamente non significative e rientrano nella normale variabilità dei dati di popolazione.

  • Non si comprende, inoltre, come malformazioni/anomalie diverse e di apparati diversi possano essere unificate sotto un unico meccanismo o agente causale.

CONCLUSIONI

Questo documento si presenta come una raccolta poco ordinata di dati, che non sono stati analizzati adeguatamente e dai quali sono state tratte delle conclusioni arbitrarie che non trovano alcun fondamento né nei dati presentati, né nei dati di letteratura. Solo una adeguata analisi statistica dei dati, con controllo di tutti i fattori di confondimento e per l’effetto dei confronti multipli potrà dare delle risposte affidabili. Qualora, fatta questa analisi, si identificassero degli effetti nelle zone di interesse (rossa e grigia) potrebbe essere ragionevole procedere a valutazioni individuali compreso il biomonitoraggio. Solo con queste premesse l’impegno di risorse economiche e umane avrebbe senso. Occorre inoltre menzionare che trarre conclusioni affrettate e non giustificate dai dati crea ansia e indebite preoccupazioni nella popolazione interessata.   

Nota su avvisi di Garanzia

Trissino, 30 gennaio 2017. Questa mattina sono stati notificati gli avvisi di garanzia per nove manager di Miteni per fatti ancora da accertare. Nel contempo è stata posta sotto sequestro l’area in cui i tecnici ambientali Miteni hanno nei giorni scorsi ritrovato un deposito di materiale di presumibile origine industriale, fuori dallo stabilimento e in prossimità del torrente Poscola.

Per l’esecuzione degli atti disposti dall'autorità giudiziaria, il personale dell’azienda ha dato piena disponibilità e collaborazione, così come l’attuale proprietà e l’attuale gestione hanno fatto fin dal suo insediamento, con ogni istituzione.

Il seppellimento di rifiuti ai margini dello stabilimento, avvenuto presumibilmente negli anni Settanta, è un potenziale danno contro la collettività, contro i lavoratori di Miteni e contro l‘azienda stessa. Il sequestro e l’approfondimento dei fatti da parte della Procura di Vicenza è un atto che va a tutelare tutte le persone, il territorio e chi ha sempre operato nel pieno rispetto delle leggi e dell’ambiente. Miteni ha investito negli ultimi due anni oltre 2 milioni di Euro per la depurazione della falda e la ricerca di eventuali contaminanti nel sottosuolo. L’azienda continuerà a mantenere il proprio impegno e apertura con il territorio offrendo la massima collaborazione.

Ritrovamento di rifiuti in prossimità del torrente Poscola

Trissino, 25 gennaio 2017. Questa mattina nel corso delle attività di analisi dei terreni esterni all’impianto, i tecnici ambientali di Miteni hanno rinvenuto a un metro e mezzo di profondità sull’argine del torrente Poscola alcuni sacchi di plastica che contengono rifiuti industriali.
Si tratta di materiali diversi, mescolati a calce, sepolti presumibilmente negli anni Settanta quando furono realizzati gli attuali argini del torrente dalla società Rimar (Ricerche Marzotto).

La scoperta è stata fatta dai tecnici ambientali Miteni nel corso di una campagna di caratterizzazione esterna allo stabilimento, secondo un piano sviluppato nella conferenza dei servizi. Durante la campagna sono stati fatti numerosi carotaggi nel terreno sull’argine del torrente; in corrispondenza di uno di questi carotaggi è avvenuto il ritrovamento. Attualmente sono stati rinvenuti circa due metri cubi di rifiuti che devono essere esaminati per definirne la natura e l’origine.

L’azienda ha immediatamente informato Arpav e tutti gli Enti per definire le modalità di rimozione dei materiali e concordare tutte le azioni di bonifica eventualmente necessarie.

Nota su delibera censimento scarichi

Trissino, 16 novembre 2016. Riteniamo molto importante che la Regione Veneto abbia deliberato un censimento di tutti gli scarichi alla ricerca dei Pfas. Finalmente si sceglie un approccio serio e sistematico che aiuterà a capire da dove arrivano queste sostanze e come finiscono nelle acque.
E’ bene che questo censimento consideri anche le immissioni puntuali di Pfas. Miteni ha un ciclo di lavoro costante e scarichi monitorati e controllati ininterrottamente. Molte azienda che utilizzano i Pfas invece scaricano solo in una fase del ciclo produttivo ed è in quel momento che deve avvenire il monitoraggio.
Miteni si è sempre messa a disposizione delle istituzioni, con il suo patrimonio di conoscenza tecnica e scientifica, per fornire tutte le informazioni sui perfluoroalchilici. Auspichiamo che questa decisione del Consiglio Regionale apra una nuova fase in cui il confronto costruttivo consentirà di affrontare i problemi a beneficio delle stesse istituzioni, degli enti, dei consorzi e di tutto il mondo industriale.