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Comunicati stampa

 

Miteni presenta domanda di concordato in continuità. Confermato impegno per la bonifica

Miteni Spa ha presentato oggi al tribunale di Vicenza la domanda per accedere al concordato preventivo in continuità aziendale.

La richiesta si è resa necessaria per assicurare il mantenimento delle attività a seguito della difficile situazione finanziaria.

La proprietà attuale di Miteni ha rilevato l'attività nel 2009 da Mitsubishi acquisendone anche i debiti e la forza lavoro, con l'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Trissino che rappresenta una eccellenza nel mondo per la ricerca e la produzione nel suo settore.

L'attuale proprietà dall'acquisizione non ha mai percepito dividendi ma anzi ha supportato finanziariamente l'azienda assumendosi anche gli oneri derivanti dai problemi ambientali prodotti dalle proprietà precedenti che hanno inciso in modo importante sul bilancio.

In un contesto difficile ma di costante impegno in favore dello stabilimento, del lavoro e per le attività di bonifica, si è inserita la difficoltà di accesso al credito presso le banche del territorio preoccupate per la reputazione della società a seguito delle polemiche strumentali contro l'azienda.

Nonostante questo difficile contesto, l'azionista ha deciso di sostenere ancora Miteni e di investire ulteriormente ma nell'evidente necessità di un concordato per poter attuare il nuovo piano industriale in un'ottica di rilancio e riconversione della produzione.

Il nuovo piano, in via di definizione, punterà su prodotti innovativi con molecole anche non perfluorurate, in particolare in ambito farmaceutico, che richiedono tecnologie di eccellenza, un'alta qualificazione del personale e un rafforzamento delle collaborazioni con gli enti di ricerca italiani ed esteri che già da tempo lavorano con la struttura di ricerca di Miteni.

Per quanto riguarda la bonifica, la scelta degli azionisti e dall'azienda con questa decisione è chiara: nessun disimpegno ma anzi un'accelerazione per arrivare a determinare gli oneri da inserire nel piano che dovrà essere valutato nei prossimi mesi del tribunale di Vicenza nell'ambito del procedimento di concordato e che dovrà decidere sulla sua applicabilità.
 

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Nota sulla manifestazione del 22 aprile tenutasi davanti all'azienda

Quella di oggi 22 aprile è stata una manifestazione simbolica che non aiuta però a risolvere il problema Pfas, considerato che i dati Arpav del 2017 hanno rivelato che meno dll'1% dei Pfas che esce dagli scarichi industriali della zona appartiene a Miteni.

E' del tutto incomprensibile che alla luce di questo dato si chieda oggi la chiusura di Miteni visto che il suo impatto ambientale è positivo togliendo Pfas dall'ambiente con la pulizia della falda a fronte di scarichi sotto i livelli delle acque potabili: le acque che escono sono più pulite di quelle che entrano.

E' del tutto evidente che chiudere Miteni significherebbe aggravare il problema e non risolverlo.

Sono dati oggettivi sui quali c'è un confronto costante con le istituzioni e sul quale più volte abbiamo invitato anche i comitati.


Qui rinnoviamo il nostro invito a venire in stabilimento a vedere cosa è stato fatto e quali sono i risultati ottenuti, aiuterebbe a capire meglio come affrontare il problema che non può fermarsi agli slogan e alla protesta contro i simboli, altrimenti non troverà soluzione.

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Domenica si circonda chi emette l'1% di pfas e rimane fuori il 99%

La manifestazione di domenica che vuole circondare Miteni è incomprensibile e fuorviante alla luce dei nuovi dati sull'inquinamento da Pfas. Si vuole accerchiare simbolicamente un'azienda che ormai da tempo, secondo i dati Arpav, contribuisce solo per l'1% alla presenza dei Pfas negli scarichi del collettore delle industrie della zona, mentre si lasciano fuori dalla catena umana i responsabili del rimanente 99%.

Le zone con maggiore contaminazione sono quelle in corrispondenza degli scarichi del collettore Arica, con epicentro in aree come Cologna Veneta o Arzignano dove la falda Miteni nemmeno arriva. In quegli scarichi i Pfas Miteni nel 2017 sono stati mediamente dello 0,89% del totale, secondo i dati ufficiali degli enti.

E' una manifestazione che evidentemente circonda l'obiettivo sbagliato, uno stabilimento da cui esce già da tempo una parte irrilevante delle sostanze contro cui si protesta.

La storia dello sviluppo industriale di questo territorio e delle leggi che lo governano è complessa e Miteni, rispettando sempre le normative, ha certamente avuto un ruolo nel passato nella diffusione in ambiente dei Pfas; che non sia mai stata la sola però i dati oggi lo rivelano in modo esplicito.

Questa proprietà , questa amministrazione da quando si è insediata nel 2016, ha affrontato con impegno anche il problema dell'eredità precedente con risultati concreti e importanti: domenica si circonda l'unica industria della zona che depura le acque dai Pfas tanto da avere gli scarichi ai livelli delle acque potabili e che ha isolato la falda dall'ambiente.

Chi cerca facile consenso attaccando un simbolo invece di prendere atto della situazione e di trovare soluzioni, dimostra di non avere la volontà di affrontare e risolvere il problema. Domenica i manifestanti che circonderanno Miteni si concentreranno sull'1% del problema e lasceranno uscire indisturbato dal collettore Arica l'altro 99% dei Pfas.

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Pfas, dati 2017 rivelano: negli scarichi Arica meno dell' 1% provengono da Miteni

 I Pfas a catena lunga e a catena corta presenti nel collettore Arica per oltre il 99% non provengono da Miteni. Lo dicono in modo chiaro i dati pubblicati da Arpav e le analisi fatte allo scarico Miteni dal consorzio di depurazione Viacqua (Alto vicentino servizi).

I dati appena pubblicati da Arpav sulla presenza di Pfas nel 2017 al collettore Arica dimostrano una costante presenza di queste sostanze in concentrazioni anche centinaia di volte più elevate rispetto al contributo di Miteni. E' la dimostrazione definitiva che oggi e in passato ci sono altre fonti di inquinamento che nulla hanno a che vedere con l'azienda di Trissino. Come noto Miteni ha smesso di produrre C8 da sette anni ma queste sostanze continuano a essere presenti negli scarichi di Arica: 27 ng per litro di Pfos e 43 ng per litro di Pfoa.

Se si considerano tutti i Pfas, lo scarico Arica misura 692,5 ng per litro e il contributo totale di Miteni è dello 0,89% con 5,98 ng per litro.
Questi dati dimostrano che Miteni è nei fatti del tutto marginale nella diffusione di Pfas.
Anche per i Pfas a catena corta, che Miteni pur produce, il dato è chiarissimo: al collettore Arica Pfba e Pfbs, le due molecole C4, la concentrazione è di 297,5 ng per litro e Miteni contribuisce per il 1,9% con 5,6 ng per litro.

E' bene ricordare che oltre un anno fa il tribunale Superiore delle acque pubbliche si era pronunciato con una sentenza in cui indicava come affrontare l'emergenza. In quella sentenza aveva identificato non la produzione ma gli utilizzatori dei Pfas come fonte del problema, indicando un cronoprogramma interamente orientato a intervenire su queste aziende.

A fronte di queste evidenze, appare paradossale vi sia ancora oggi chi ritiene Miteni il problema. I fatti dicono che è l'unica azienda del territorio che sta togliendo Pfas dall'ambiente con la bonifica e la depurazione a fronte di numerose imprese che li utilizzano e che sulla base dei dati ora divenuti ufficiali rappresentano oltre il 99% della fonte di contaminazione.

QUI IL LINK AI DATI ARPAV

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