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Comunicati stampa

 

Miteni: le inutili indagini sui terreni bloccherebbero la bonifica per 17 anni

 Il 15 gennaio scorso Miteni, ottemperando alle prescrizioni degli enti, ha inviato un cronoprogramma di attività per una ulteriore caratterizzazione dei terreni sulla base di quanto richiesto dalla Conferenza dei Servizi. Il cronoprogramma è stato redatto anche tenendo conto delle dichiarazioni del coordinatore dalla Commissione regionale tecnica sui Pfas Nicola Dell'Acqua in audizione alla commissione parlamentare sui rifiuti.

Un piano che è molto più accurato della perforazione 10 per 10 disposta dalla Conferenza di servizi perché prevede lo sbancamento con trincee delle aree potenzialmente interessate dalla presenza di inquinanti.

Il piano Miteni prevede centinaia di metri di scavi con 122 trincee che a differenza dei carotaggi sono in grado di trovare anche eventuali rifiuti piccoli attraversando interamente le aree. Il piano di caratterizzazione 10 per 10 richiede tempi lunghissimi e terminerebbe nel 2035.

Secondo le disposizioni, fino a quando non è terminata la caratterizzazione non è possibile procedere con la bonifica dei terreni che quindi rimarrebbe bloccata per 17 anni! Il piano Miteni può essere realizzato in un tempo molto più breve, è più accurato e prevede inoltre di demolire fin da subito una palazzina costruita in un periodo storico coincidente a quello in cui sono stati trovati i rifiuti seppelliti negli anni Settanta da una precedente proprietà, rifiuti ritrovati dai tecnici ambientali dell'azienda all'inizio dello scorso anno con la tecnica delle trincee che erano invece sfuggiti ai carotaggi.


Miteni conferma la disponibilità ad effettuare su richiesta degli enti ulteriori indagini ambientali ma ritiene queste attività inutili in quanto la fonte della contaminazione è già stata individuata nei rifiuti sepolti negli anni Settanta nell'argine del torrente Poscola come emerge da tutte le evidenze tecniche. Se non si perdesse tempo a fare altre inutili ricerche che non hanno nessun fondamento tecnico, l'azienda potrebbe iniziare immediatamente il piano di bonifica anche dei terreni oltre a quello dell'acqua di falda già in corso.

Ribadiamo che il ricorso al Tar fatto da Miteni non è una richiesta di danni subiti, ma la quantificazione di costi se venisse attuato da qui al 2035 il piano di caratterizzazione indicato dalla conferenza di servizi.

Qui di seguito il piano di caratterizzazione proposto dall'azienda.Piano caratterizzazione Miteni

Precisazione di Miteni in merito al ricorso presentato al Tar

 

In relazione all’articolo uscito in data odierna (18 gennaio 2018) sulla richiesta di danni per 100 milioni riteniamo precisare quanto segue:


Miteni non ha chiesto il risarcimento di un danno subito ma ha quantificato al Tar il danno che subirebbe se dovesse essere realizzato il piano di monitoraggio indiscriminato conosciuto come 10 x 10 su tutto il terreno dello stabilimento. Quindi non si sta rivalendo per nulla che sia stato fatto e tantomeno per i controlli o le prescrizioni già attuate.

Si sta ricorrendo, quantificando, su una prescrizione che i tecnici ritengono assurda poiché fare quel tipo di monitoraggio provocherebbe il fermo dell’impianto, il blocco delle bonifiche in corso, durerebbe molti anni e comporterebbe un costo tra interventi, perdita di produzione, di lavoro e demolizione di palazzine di quella entità: 98 milioni di Euro. Anche palazzine sotto le quali non ci può essere nulla perché costruite prima che iniziasse la produzione di Pfas.

Con il ricorso, Miteni ha dovuto quantificare il costo di un piano indiscriminato che fa effetto sul piano della propaganda ma è privo di motivazioni tecniche. Un piano che tutti i tecnici giudicano inutile se non dannoso e che non solo non risolve il problema ma allunga a dismisura i tempi della bonifica. Miteni non solo è disponibile a fare carotaggi 10 x 10 dove c’è il dubbio ci possa essere qualcosa da indagare ma ha anche proposto scavi a trincea che sono molto più accurati dei carotaggi, ma dove servono.

I rifiuti sul Poscola con i carotaggi non erano stati trovati ma con le indagini tecniche e le trincee sì. Il problema non si risolve facendo buchi a caso ma con indagini anche più approfondite dove ci sono motivi per farle. L’azienda è completamente d’accordo con quanto ha detto su questo argomento il direttore di Arpav dott. Dell’Acqua alla commissione parlamentare di inchiesta che da ottimo tecnico ha dato la sua opinione che qui riportiamo:

"Per quanto concerne la caratterizzazione e le maglie, non è che la conferenza di servizio coordinata dalla regione abbia voluto allargare la maglia a 35 piuttosto che a 10 o a 50 per 50. Io faccio il tecnico. Il tecnico dice che 50 per 50 è già una maglia sufficiente. Abbiamo deciso di farla 35 per 35 in prima approssimazione, perché se avessimo imposto alla ditta di farla 10 per 10 sarebbe stata veramente lunga e forse anche inutile. Avevamo deciso di fare un 35 per 35 proprio per dire: «Poi andiamo a vedere dov’è il caso di fare un 10 per 10.... Adesso, insieme alla conferenza dei servizi che sta coordinando la regione, possiamo indicare esattamente dove andare a fare il 35 per 35, dove eventualmente fare il 10 per 10 oppure dove, come è stato fatto quest’estate, addirittura esagerare, facendo uno sbancamento completo della zona e facendo le trincee, che sono molto più avanti del 10 per 10. Se faccio trincee profonde e lunghe, becchiamo tutto. Infatti, è facendo le trincee che si riesce a capire i profili dei terreni, come sono stati sedimentati nel tempo, se c’è roba naturale, se c’è roba di riempimento”.

Niente Pfas nei fanghi Miteni

I fanghi di Miteni non contengono Pfas e peraltro ad oggi non vengono nemmeno più inviati alle discariche ma bruciati. Quindi non ci può essere alcuna relazione tra la presenza di fanghi con i Pfas in discariche o altrove e Miteni ma è ancora una volta la dimostrazione che le fonti inquinanti sono molteplici. Le analisi dei fanghi realizzate da soggetti terzi e certificate sono qui di seguito allegate.

Miteni, pur non avendo perfluoroalchilici nei fanghi a dimostrazione dell’efficienza dei propri processi di filtraggio, ha addirittura interrotto l’invio in discarica anche se sono privi di Pfas. Pertanto le notizie che raccontano della presenza di Pfas nei fanghi sono l’ennesima dimostrazione che vi sono processi di lavorazione che utilizzano queste sostanze e che le hanno sempre utilizzate, notizie rispetto alle quali Miteni è in modo evidente e documentato completamente estranea.

Alleghiamo inoltre il comunicato stampa del Comune di Sommacampagna del 28/12/2017 che conferma che i fanghi che Miteni conferì nel 2014 non contenevano Pfas  e critica l’avventatezza di chi ha fatto l’articolo non verificando le fonti come sarebbe stato suo dovere. Si legge inoltre nel comunicato: "Il problema che ha colpito i territori dell'est veronese e del vicentino deriva invece dalla presenza di queste sostanze [i Pfas] nella rete distributiva dell'acqua dovuto, probabilmente, allo smaltimento abusivo di tali composti". Presenza che dimostra l'utilizzo di Pfas da parte di industrie che eludono i controlli da decenni sia nelle acque di falda sia nei rifiuti.
Le attività di Miteni Spa sono trasparenti; negli ultimi due anni l'azienda è stata sottoposta a oltre 200 controlli, nulla non è stato dichiarato. Se queste risorse venissero investite anche per vedere quello che accade sul territorio, il problema Pfas sarebbe di certo conosciuto e affrontato meglio.
Forse c'è interesse che si parli solo di Miteni?

 

 

 

documenti fanghi Miteni

comune sommacampagna no pfas fanghi miteni

Risposta di Miteni al comunicato Greenpeace

In risposta alle affermazioni contenute nel comunicato odierno di Greenpeace Miteni fa notare quanto segue:
La zona da bonificare in Miteni non solo è già stata identificata ma la bonifica è anche già partita da tempo. La bonifica delle acque è in corso da quattro anni e sono state asportate 300 tonnellate di terreno nella zona in cui vi era la contaminazione dei rifiuti seppelliti negli anni Settanta. A ciò si aggiunge l'importante lavoro fatto per isolare la falda sottostante lo stabilimento che ha portato risultati superiori al 99%. Non si capisce dunque come si possa chiedere oggi "l'avvio di operazioni di bonifica" già in corso da tempo con importanti risultati già conseguiti e documentati dagli enti.